RAYLAND, l’ultimo

Ha chiuso così, da dove aveva cominciato. Rayland, l’ultimo libro di Elmore Leonard, finisce con un duello in un pub tra il nostro e il cattivo di turno: un duello in pieno stile western, il genere che Leonard ha rivitalizzato quando oramai nessuno pareva crederci più. Dal western alle crime story il passo è stato semplice e naturale, perché gli stilemi rimangono uguali, basta modificare le scenografie. Non è proprio così, ma la faccio semplice perché con Elmore Leonard non bisogna mai complicare il pane.
Per il suo ultimo lavoro (ultimo davvero, Leonard è morto lo scorso agosto) riprende il personaggio di Rayland Givens, sceriffo di mezza età, tutto fascino e poche parole, e lo piazza in mezzo a tre avventure che più moderne non si può. Sì, perché il romanzo in realtà sono tre racconti lunghi, collegati tra loro da qualche personaggio che fa da flebile trait d’union. Tre racconti che raccontano una nuova delinquenza in cui Elmore fa fatica a riconoscerne anche una pur minima dignità: trafficanti di organi umani, spietati sfruttatori di lavoratori e procacciatori di profitti facili. Tre racconti in cui Rayland rischia di lasciarci le penne, ma alla fine finisce tra le braccia di una giovane gambler capace di vincere un milione di dollari con una sola mano di poker.
Rayland non è il migliore dei romanzi di Elmore, ma è un suo romanzo. E questo già vale il suo prezzo. Non c’è una sola parola che non potrebbe averla scritta lui, non c’è un solo personaggio che non potrebbe non appartenergli. Tra tutti le tante donne che lo popolano, perché il romanzo ha il nome del suo protagonista maschile, ma in realtà è un trionfo di donne: dall’infermiera capace di sfilare reni alle proprie vittime, alla dirigente della società mineraria che non ci pensa un attimo a sparare a un vecchio e scomodo ambientalista. Dall’adolescente che riprende col telefonino il criminale che sta torturando il padre, alle tre spogliarelliste che di giorno rapinano banche con nonchalance. Un mondo al limite, lontano e vicino allo stesso tempo, in cui la realtà si deforma e si modella come se fosse un racconto di fiction. Ma uno di quelli scritti bene.20140709-094947-35387749.jpg

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