Io, io, io e le altre 1/4

Il mio primo bacio si chiamava Marina. Era di Genova che, a pensarci adesso, non è che i genitori si siano proprio ammazzati di fantasia, ma all’epoca non si stava a fare sti ragionamenti. Era caruccia, come lo può essere una ragazzina di 12 anni. Preciso: avevo la stessa età, così non è che cominci a pensare male. Lei è rimasta caruccia anche col passare del tempo, tanto che è andata a fare la hostess all’Alitalia quando assumevano ancora le hostess fighe, però per me è rimasta solo qualche bacio quell’estate e poi più. Non che fossimo innamorati è che proprio nel paese dove trascorrevamo gran parte dell’estate non c’era niente da fare. Non era noia, più curiosità: esaurite le serate con le sedute spiritiche, le guardie e ladri infinite, si finiva per annusarci e toccarci. Marina piaceva a un mio amico, ma a lei piacevo io: abbiamo concordato il bacio come si stipula un trattato di pace. Il mio amico l’ha presa male comunque e non mi ha parlato per un paio di giorni. Poi, quando sei sul campo a giocare a pallone non c’è incazzatura che tenga. Tanto meno per una ragazza. Così siamo tornati amici.
Dunque, lei piaceva a lui, io piacevo a lei, ma lei piaceva a me?
No, cioè non è che non mi piacesse. Non mi ero mai posto il problema. Per me era Marina, quella che piaceva a Roberto, che mi era sembrata sempre un po’ smorfiosa ma che quell’anno le erano spuntate le tette. E la cosa finiva lì. Però sono cresciuto educato e spiace sempre rifiutare quando qualcuno offre qualcosa. Ecco perché il primo bacio non me lo ricordo. Mi ricordo dove eravamo e che immediatamente le ho appoggiato una mano sulla tetta sinistra, ma il ricordo delle labbra, della lingua no. Però non doveva essere stato male, visto che si è andato avanti tutta la sera, tanto che la mascella cominciava a farmi male. E anche le sue tette avevano cominciato a protestare. Finita l’estate, finito tutto. L’anno successivo eravamo già incuriositi da altri e, se non ricordo male, anche il mio amico è riuscito a passarci un’estate. Per me sono arrivate Roberta, Manuela e Stefania. Poi, i più grandi hanno cominciato a guidare l’automobile e la sera non si stava più a limonare in paese, ma si andava a bere e ballare alla discoteca del paese vicino. Che, anche qui, a pensarci bene, non so se è stato un gran cambio.
(Continua)

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