Io, io, io e le altre 2/4

Marina non mi era piaciuta al primo sguardo, neanche gli altri baci mi sono piaciuti al primo sguardo. E forse per questo non mi sono rimasti dentro. È quando mi ricordo l’istante in cui la vedo, che si cristallizza l’immagine, che il cuore comincia a sfarfallare. E il pericolo è in agguato. Claudia l’ho in mente sull’automobilina di un’autoscontro, Annalisa sulla seggiovia di Courmayeur, Gabriella che si affaccia alla finestra, Elena che mi passa davanti mentre sto trasmettendo un programma radio, Maura tutta bagnata dalla pioggia. E non è tanto normale che anche ora, a ogni singolo ricordo, sto muscolo infame prenda un ritmo sincopato. La letteratura lo chiama per comodità “colpo di fulmine”, in realtà è un fermo immagine che ti si appiccica dentro e ti rimane per tutta la vita. O, forse, è diverso per ognuno di noi e per me assomiglia al mio linguaggio, al cinema.
Lo stesso è successo con te, Alessandra.
No, non quella. Non so neppure come tu possa ancora ricordarla. Sì, sì, va bene. Evitami però la pippa sulle rimozioni d’infanzia, i ricordi sopiti e tutte le menate psicologiche. Che anche qui, prima o poi bisognerà ben dirlo, sta cazzo di psicologia è ben sopravvalutata.
Quella Alessandra era la tua compagna di giochi alle elementari. Non è che all’epoca ci si muovesse molto di casa: qualche pomeriggio all’oratorio, la domenica a far visita ai cugini al paese, ma durante la settimana al massimo giocavi in cortile. E sfiga vuole che l’unica persona della mia età fosse una femmina. Sfiga… non che importasse granché, a parte il fatto che non avesse i soldatini per giocare. Perché maschi e femmine fino a una certa età sono uno stesso insieme ed è solo frequentandosi che si creano i sottoinsiemi. E allora gioca oggi a palla, domani a nascondino, il terzo giorno sei già al gioco del dottore. E il primo sottoinsieme è bello che creato. Alessandra l’ho rivista di recente: insegna matematica, ha due figli già grandi ed è una baciapile di prima fila. Chissà se, come me, la prima cosa che ha pensato salutandomi fossero quei pomeriggi a casa sua e alle prime mani foreste che, immagino, l’abbiano mai toccata.
Harry ti presento Sally è uno dei miei cinque film preferiti, sezione commedie romantiche, (gli altri sono Pericolosamente insieme, Pretty in pink, Easy girl e Colazione da Tiffany). Un Billy Crystal così in forma lo ritrovi solamente in Scappo dalla città, Meg Ryan non sarà mai più così bella, tenera e divertente, ma sopratutto i dialoghi sono di una brillantezza cristallina e alcune battute fulminanti mi hanno salvato la vita più di una volta. Credo che certi film valgano più di mille manuali di sopravvivenza, basta ma frase, una situazione, un comportamento a farti da lezione. A me, per esempio, la storia che tra uomo e donna non ci possa essere amicizia mi ha aperto un mondo. Harry e Sally discutono sulla questione e Sally arriva alla conclusione che se la ragazza è bella, l’uomo passerà sopra l’amicizia e tenterà di farsela. “Sbagliato – corregge Billy – l’amicizia non può esistere neanche se la ragazza è brutta, perché di regola, l’uomo tenterà di farsi anche quella”.
(Continua)

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