Il balcone 1/4

Il balcone della casa dei nonni correva lungo il soggiorno e il salotto. La nonna diceva che dal balcone si vedeva il fiume. In realtà dovevi sporgerti dalla parte più estrema e, nelle giornate limpide sperare d’intravederne la sagoma dell’ansa. Dal balcone della casa dei nonni si vedevano invece i balconi del palazzo di fronte, quello che di fatto impediva di vedere il fiume. E, tra i tanti, anche quello dove abitava Antonella.
Antonella aveva un anno più di me ed era la mia ragazza. Ci eravamo conosciuti giocando nel parchetto sotto casa e lei quando schettinavamo insieme mi teneva stretta la mano. Poi, le sere d’estate, dopocena uscivamo in balcone e ci raccontavamo cose. Mi piaceva, aveva i capelli scuri che scendevano alle spalle, due occhi grandi e una voce profonda che la faceva sembrare una donna vissuta. Aveva 12 anni e frequentava la prima media. Io ancora le elementari. Per due anni anni abbiamo giocato insieme, inverno e estate, tanto che la nonna quando mi lavava la faccia la mattina mi diceva che ci saremmo sposati. Facevo fatica a rispondere con sapone sul viso, scuotevo la testa, cercando di negare , ma dentro mi sentivo grande e orgoglioso di avere una ragazza più vecchia di me che mi avrebbe sposato. Un giorno.
Poi arrivarono le giostre. Era maggio, i carrozzoni come ogni anno avevano occupato lo spazio di fianco al palazzo delle esposizioni, quello dove un tempo gli agricoltori del territorio si trovavano a chiudere affari, e il profumo di krapfen e croccante riusciva a coprire quello dei tigli. L’arrivo delle giostre era il Natale della primavera: un sacco di attese, speranze, eccitazione. Mi piacevano la Spagnola e la Carrera: la prima era il busto di una baiadera e tu eri dentro la sua grande gonna che veniva scossa come in un languido flamenco. La seconda era una pista di macchine, poco più di un semplice 8, in cui l’odore di benzina, gomme bruciate e cordite ti dava l’impressione di essere un pilota di formula uno. La mamma di Antonella ci accompagna un sabato sera e io già mi vedevo guidare spavaldo con a fianco la mia donna più grande sulla Carrera. Ma appena arrivati, lei propone il nuovissimo tunnel degli orrori. (Continua)

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