Il balcone 2/4

Allora, dovete sapere che nella mia classe di prima media eravamo quindici provenienti dalle scuole elementari e altri quindici ripetenti, alcuni pluriennali. La scuola aveva organizzato le cose per bene e mantenuto la divisione sociale proprio come i tempi la rappresentavano: il meglio (che oggi è tutto da discutere cose fosse meglio o peggio) nelle prime sezioni, la feccia, i paria, i reietti, i figli delle nuove classi in ascesa, quelli che vent’anni dopo sarebbero diventati leghisti, che avrebbero preso il potere e non avrebbero saputo che farsene, tutti raggruppati nella seconda parte dell’alfabeto. La mia classe di prima media era la prima M, nella seconda parte dell’alfabeto scolastico, tutta rigorosamente maschile. Che a pensarci oggi sembra di leggere le cronache del medioevo: al piano terra i maschi, al primo piano le femmine. Intervallo a metà mattina sfalsato di dieci minuti, uscita contemporanea: cioè praticamente una tortura per gli ormoni e per fantasie non ancora alimentate dal porno libero.
Nella prima M il capo era Pulvirenti. Nel giro di sei anni sarebbe diventato campione italiano dei pesi leggeri e quattro anni dopo il titolo avrebbe scontato due anni in carcere per percosse a un pubblico ufficiale. Per noi all’epoca era Dio.
Alla sua destra Zampogni: un metro e ottanta per ottanta chili. Un orco buono dalla faccia paffuta di dodicenne, ma pur sempre orco. Non avrebbe fatto male a nessuno e non credo lo abbia mai fatto in tutta la sua vita, ma averlo dalla propria parte rappresentava bene il potere acquisito.
Alla sua sinistra Viganelli, segantino, con un ciuffo sempre a coprirgli metà viso e un fare untuoso. Ci aveva provato con una supplente poco più che ventenne, facendola diventare rossa e costringendola ad andare dal preside a riferire l’accaduto. Da quel momento era assunto a fianco del capo. Alla fine delle medie avrebbe smesso di studiare e sarebbe andato a lavorare alla Centrale del Latte della città. Ancora oggi quando ci incontriamo, mi saluta dal camion e mi chiede della mia vita sessuale. In realtà fa solamente un gesto con la mano sinistra fuori dal finestrino, ma la sintesi è sempre stata una delle sue qualità. Sotto la triade, tutti noi altri. (Continua)

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