UNA BANDA DI IDIOTI

“Quando viene al mondo un genio autentico, lo si può riconoscere dal fatto che gli idioti fanno banda contro di lui”. Lo disse Jonathan Swift e fu l’ispirazione prima per John Kennedy Toole per scrivere il suo unico romanzo: Una banda di idioti.
Il libro lo comperai alla fine degli anni Novanta. In pratica fui costretto a prenderlo perché Andrea, il mio libraio di fiducia, mi disse che non mi avrebbe più salutato se non lo avessi letto. In effetti, ora ci vediamo un po’ meno. Sì perché il libro lo presi ma lo misi da parte, distratto da altro. Ieri il “ragazzo” è saltato fuori da una pila di altri libri e ha reclamato l’attenzione. Ho cominciato a leggerlo e tra un paio di giorni dovrò chiamare Andrea per chiedergli scusa. È un libro bellissimo in cui amarezza e divertimento si mescolano alla perfezione. In cui ogni personaggio ha una dimensione ben definita e ti sembra di averli a fianco per tutta la lettura. Un libro che ha dietro una storia che sembra la storia stessa del romanzo.
John Kennedy Toole era un insegnante di storia medievale che morì suicida a soli 32 anni. Una sera decise di non spegnere il motore dell’auto, dopo averla posteggiata in garage, ma neanche di scenderci. Lo trovarono morto asfissiato la mattina seguente. Era il 1969. La madre un anno dopo, sistemando la casa, ritrova una copia carbone di un manoscritto del figlio. Lo legge e lo trova meraviglioso. Ci impiegherà quasi nove anni, dopo aver bussato a decine di case editrici, a farlo pubblicare. E nel 1981 il buon John vince il Premio Pulitzer come miglior romanzo. Ci vollero l’amore e la costanza di una donna e la lungimiranza di uno scrittore, Walker Percy, perché questo libro potesse essere letto.
Ma le storie attorno a Una banda di idioti diventano ancora più intriganti quando si va a leggere la sua vita cinematografica. La sceneggiatura è già tutta praticamente scritta nel libro, perciò non dovrebbe essere difficile ricavarne un film. Eppure, sinora nessuno vi è ancora riuscito. Il primo a tentarci fu Harold Ramis, il regista di Ghostbuster, giusto un anno dopo l’uscita del libro. Ignatius J. Reilly, l’ingombrante e assoluto protagonista della storia, sarebbe dovuto essere John Belushi. Ma il vecchio John vide di farci uno scherzetto e si fece di cocaina fino a schiattare. Qualche anno più tardi ci riprovarono chiamando a recitare la parte John Candy, il canuomo di Balle spaziali, e Chris Farley. Entrambi morti uno dopo dopo l’altro. Si diffonde così la leggenda che il film sia maledetto.
Negli anni Novanta Stephen Fry ne scrisse una sceneggiatura, poi nel 2008 fu la volta di Stephen Soderberg a farne un adattamento. La parte questa volta sarebbe dovuta toccare a Will Farrell. Ma anche questo progetto è naufragato e Will continua a recitare beatamente.
E voi? Dopo averne letto come state?

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