Il quesito della Susi 1/4

Un grosso corvo volò sgraziatamente verso il baffo più alto di un’antenna televisiva. Si posò, si fece un po’ di toeletta e poi si guardò intorno. Si era fermato per digerire quel pezzo di topo maciullato che aveva beccato allegramente sulla strada, fino a che un bicicletta non era arrivata velocemente a spostarlo. Lo spavento gli aveva fatto andare di traverso l’ultimo boccone e quel baffo bello alto ora era perfetto per riprendere le forze e forse tornare alla carogna. Fece due piccoli passi di lato, diede una scrollata alle ali e guardò in basso. Gracchiò due volte al cielo e a me venne in mente il quesito della Susi. Lui si alzò in volo e spari alla vista.
Ci deve essere un momento in cui tutte le delusioni, le amarezze di una vita si fanno strada e dal cuore salgono al viso. La vecchia che mi ha appena superato in fila alla cassa del supermercato ha un grugno stizzito, la mascella spostata in avanti e la piega della bocca verso il basso. Non vorrei essere suo nipote, giuro, perché deve averne passate tante, deve averne ingoiati di bocconi storti, che la carogna del corvo ancora passa per una prelibatezza. E forse, lì dentro di spazio per la tenerezza non ce n’è proprio più. Sarà il fatto che l’orizzonte della vita si fa più stretto o che proprio ne hai le palle piene di una vita che a un certo punto ha smesso di stupirti, ma sono tanti i vecchi qui intorno a me che hanno lo stesso buio sul volto. Forse un giorno finirò anch’io così (continua)

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