Il quesito della Susi 3/4

La Susi in realtà si chiamava Veronica e lavorava al bar del Vince, un nostro compagno di scuola che ad un certo punto mollò tutto per andare a lavorare con i genitori. Il Vince teneva sempre un tavolino per noi che potevamo capitare lì ad ogni ora della giornata: mattina o pomeriggio. Arrivavamo e lui ci chiedeva della scuola che aveva lasciato. Se qualcuno di noi saltava le lezioni e gli piombava nel bar alle 8 del mattino, il Vince lo rimproverava con lo sguardo, ma sotto era contento come una pasqua perché gli pareva di essere ancora uno studente. Un giorno il Vince si avvicina asciugandosi le mani e ci dice che ha appena assunto (“in nero, sia chiaro”, ridendo della battuta) una ragazza bellissima. “Si chiama Veronica, ha un paio di anni più di noi. Questa mi sa che la tengo”, disse strizzando l’occhio da navigato sciupafemmine. Giorgio sta già chiedendo delle tette, quando arriva una biondina minuta con una magliettina a righe a chiedere le ordinazioni. “Cazzo, ma sei la Susi della Settimana Enigmistica – le dice Massimo senza neanche pensarci un secondo.
La Susi della Settimana Enigmistica era il personaggio di un quiz a vignette in cui una ragazzina ye ye rompeva i coglioni agli amici proponendogli giochi di logica al limite dell’impossibile. Peggio della Susi c’era solo un corvo parlante che, saltabeccando da un ramo all’altro, gracchiava frasi sconnesse. Comunque, a parte il quesito che nessuno riusciva mai a svelare, sti amici della Susi probabilmente se la facevano andare bene solo perché era una fighettina mica da ridere, con quel vitino stretto e le tettine a punta. Fosse stata un cesso l’avrebbero presa a calci fino alla pagina della Sfinge, “che così rompi le palle a qualcun’altro”. E Veronica era proprio così: fighettina, con le tette a punta e la vita stretta. Poi quella volta si era messa pure la magliettina a righe, ci credo che Massimo non seppe trattenersi. Da quel momento Veronica divenne Susi e tutti noi saremmo stati pronti a iscriverci a ingegneria pur di rispondere alle sue richieste strampalate.
(continua)

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