Da Chaplin a Lucy

“Se Rossellini è stato Omero per tutti noi, Chaplin è stato Adamo, un progenitore: discendiamo tutti da lui”. A dirlo fu Federico Fellini, un genio al suo pari. Locarno 67 mercoledì per l’apertura ha voluto sparare alto e celebrare i 100 anni di Charlie Chaplin proiettando una luminosa copia restaurata di Tempi Moderni con tanto di accompagnamento musicale dal vivo dell’orchestra svizzera. Un evento straordinario, sia per il valore artistico, sia per quello emotivo: vedere sul grande schermo un genio del cinema e uno dei suoi prodotti migliori, più rivoluzionari, più innovatori, è una di quelle cose che ti apre il cuore.
Meno emozionante il film che invece ha inaugurato una Piazza Grande stracolma di gente: Lucy di Luc Besson. Il regista francese ripropone una nuova versione di Nikita mashuppandola con la fantascienza e il fumetto supereroico. Lucy, incastrata dal suo fidanzato in una pericolosissima consegna di droga, finisce vittima della stessa sostanza sintetizzata, trasformandosi in un essere superiore. Un’evoluzione della stessa Lucy, il primo umano sapiens. Un altro progenitore, come Chaplin, ma di tutt’altro spessore. Purtroppo non bastano il ritmo alto, la presenza di una sempre brava Johansson e una spolverata di spiegazione scientifica alla situazione a riempire i vuoti di una sceneggiatura appena abbozzata.

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