GIORNI INSUBRICI diario da Locarno 67

Giorno 6: brividi
Gustavo quella volta non vide lungo. Nella sua carriera ne aveva lanciati di autori, ma in questo proprio non ci credeva. Il favore glielo aveva fatto perché non si poteva rifiutare al figlio di un amico. E poi quel ragazzo aveva dimostrato talento scrivendo sceneggiature anche per uno come Sergio Leone. Ma ora aveva per le mani i primi girati di un film che non gli piaceva affatto. “Dario lascia stare – gli disse – fai finire il film a Baldi e tu occupati solo della scrittura”. “Scordatelo – gli rispose sfrontato Dario – Il film è mio, ho trovato la maggior parte dei soldi, voglio finirlo io. Al limite, se non ti piace non lo distribuisci”. E il film lo fini Dario. Gustavo lo distribuì a Milano e Roma e dopo pochi giorni se lo vide ritornare: i gestori lo smontavano dal cartellone perché non faceva una lira. “Brutto aver sempre ragione”, pensò Gustavo. Ma Dario insistette. “Abbi fiducia ancora un po’. Mandalo in provincia e vedi cosa succede”. Gustavo lo distribuì a Firenze e Napoli e, per non si sa quale alchimia, il film cominciò ad avere successo. A Milano, due anni dopo, un cinema lo aveva ancora in cartellone. Lo proiettava continuamente e la sala era sempre piena.
Gustavo è Lombardo, fondatore della Titanus, e Dario è Argento. Il film in questione L’uccello dalle piume di cristallo, il primo della trilogia del terrore e uno dei più grandi successi del regista. Le retrospettive a questo servono: a mantenere la memoria del cinema e a alimentarne la sua storia. Rivedere l’esordio di Argento è come andare alle fonti di un genio che da quel momento in poi ha cambiato i canoni del giallo, dell’horror e del thriller. Ne L’uccello dalla piume di cristallo trovi già tutto quello che in seguito si sarebbe affermato e consolidato: gli spazi vuoti, la soggettiva dell’assassino, il surrealismo e la composizione geometrica delle inquadrature. C’è già tutto li, ma all’epoca neanche uno come Lombardo fu in grado di vederlo. Meno male che il genio – quello puro, intendo – è più grande dell’uomo stesso e alla fine un modo per affermarsi lo trova sempre.

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