JE SUIS FEMEN

Non so se il mondo si possa cambiare (anzi lo so, è che non voglio fermarmi troppo a riflettere e deprimermi), ma il solo fatto che qualcuno ci provi da senso al pensiero stesso. L’adrenalina che scatta quando la parola “rivoluzione” viene pronunciata sinceramente, facendola partire dalla pancia e non dalla testa, non ha eguali. Lottare per le proprie ragioni, per difendere i propri diritti e di conseguenza quelli dell’umanità intera ti fa sentire vivo, anche quando tutto intorno pare dirti che vivo non sei. Oxana Shachko ha 27 anni. A 15 aveva pensato di entrare in convento “ero ossessionata dalla bellezza delle icone sacre e pensavo che solamente li avrei potuto continuare a viverle e rimirale”. Un sogno adolescenziale, come quello di aprire un atelier dove esprimere il se stesso artistico. Il sogno incontra la coscienza nel 2008 quando con le amiche Anna e Alexandra decide di dare vita a una forma di protesta che sposi l’arte alla rivoluzione. Se vuoi fare arrivare il messaggio in una società dove l’immagine prevale sulla sostanza, usa le armi che hai disposizione e colpisci duro. Le ragazze sono giovani e belle: difficile essere prese sul serio. Allora il messaggio scrivilo sul petto e urlalo al mondo.
“Femen è una nuova forma di femminismo che attenta alla società patriarcale, ma che non può prescindere dall’uomo. Quello per cui stiamo lottando serve tanto alle donne quanto ai maschi. Perciò abbiamo bisogno di tutti. Abbiamo bisogno che tutti prendano coscienza”. Dalla violenza contro le donne, allo sfruttamento del loro corpo, dalla politica imperialista e autoritaria di Putin, all’arretratezza della religione islamica e cattolica la protesta pacifica delle femen schizza e si diffonde più rapidamente di uno spam. Tanto da essere presa sul serio, alla fine. Oggi Oxana vive a Parigi e a Kiev non può ritornare: finirebbe in prigione. Nell’ultima rappresaglia le hanno spezzato le braccia, il peggio che potesse capitare a una che vive di disegno e pittura. “Sappiamo che i media hanno sempre bisogno di nuovi stimoli e alla lunga anche la nostra protesta nuda potrebbe mostrare la corda. Ma noi ci siamo e siamo sempre di più. Sapremo inventarci qualcosa di diverso. Vedrete”. E non è una minaccia.

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