Un album

La mia è stata la generazione del dopo. Del dopo ’68, del dopo i Beatles, del dopo gli anni di piombo. E un po’ questo ci ha fatto soffrire, perché tutto quello che facevamo non era mai all’altezza di ciò che era stato fatto precedentemente. Poi nel primo decennio del duemila ha avuto qualche riconoscimento diventando la generazione degli anni Ottanta. Riconoscimento postumo, perché all’epoca mica lo sapevamo. Cioè, in quegli anni non si può dire si stesse male. Una beota inconsapevolezza del declino lì a venire, ma tutto sommato piacevole. Basta non fermarsi a pensare e le cose diventano automaticamente leggere e piacevoli.
Era il 1979 quando uscì Discovery della Electric Light Orchestra e se devo scegliere un manifesto di quel periodo, questo è semplicemente perfetto. La band di Jeff Lynne arrivava da qualche successo nel breve passato (Evil Woman, su tutto) e poco altro. Chi ci capiva di musica diceva che erano una brutta copia dei Beatles, per via dei cori e degli arrangiamenti. Noi del dopo inconsapevolmente li amammo. Amammo i colori, la kitschissima astronave e soprattuto l’anima di canzoni come Shine a Little Love, The Diary of Horace Wimp, Don’t Bring Me Down, Confusion e Last Train to London. Un po’ disco, un po’ rock e un pizzico di funky Discovery venne scritto in meno di due mesi. E tutto da Jeff Lynne, ispirato come non mai. Fu un successo incredibile, mondiale. L’anno seguente gli Elo vennero chiamati a comporre la colonna sonora di Xanadu, film che forse neppure Olivia Newton John, protagonista della pellicola, vide. E gli Elo sparirono. Sono o non sono il manifesto di questa generazione?

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