L’arte di vivere 5/6

Nell’aula al primo piano sono seduti in sette, altri tre sono alle macchine del caffè e parlano tra loro. Probabilmente già si conoscono. Saluto e mi accomodo in seconda fila, vicino a un finestrone che si affaccia sulla piazza della stazione. I tre del caffè si affrettano dicendo che Frau Blücher sta arrivando. Quella che entra è una bionda ultra cinquantenne che sembra Angie Dickinson di Vestito per uccidere alla quale abbiano detto di interpretare la parte di una gerarca nazista. Si presenta e, non visti, i tre del caffè mimano sorridendo dei cavalli imbizzarriti. “I fondi Fse servono a finanziare corsi che permettano di creare nuove forme di lavoratori, per inquadrare sia per giovani alla prima occupazione, sia lavoratori espulsi dal ciclo produttivo e pronti a rientrarvi. Il corso sulla Gestione dell’ambiente e del territorio…”. Una giovane alta e magra irrompe tutta trafelata a interrompere il discorso dell’agente Pepper. “Al solito, Stella… Vai a sederti, va”. E Stella mi siede accanto.
Sostengo il cielo con le braccia. Sono in posizione eretta, i piedi leggermente divaricati e i talloni vicini, le braccia distese lungo i fianchi, lo sguardo è dritto davanti a me.
“Li faccio tutti i corsi, almeno quelli più interessanti cerco di seguirli. Ho voglia di sapere più cose subito – parla piano Stella, scandendo bene le parole come se assaporasse il significato e il suono di quello che sta dicendo. “Non è che ci creda tanto, ma non sto cercando un lavoro. Cerco cose nuove. Storie, sentimenti, persone”. Stiamo bevendo un caffè nella bella piazza della città, affacciati su una serie di portici decorati e lei mi racconta del posto in cui sono capitato e dai cui speravo di ripartire col lavoro. “A te invece mi sa che interessa altro, vero? Questo è un bel posto per trascorrere le mattinate, non per guadagnare qualcosa. Ma chissà che non ti serva”. Ha il viso sereno e un sorriso che sorge spontaneo, che la fa sembrare più giovane dei suoi quasi quarant’anni. Anche i jeans e la Tshirt sotto una felpa verde, contribuiscono. Girandosi a frugare nella borsa mostra un pezzo di un tatuaggio che sporge dal ventre. Si leggono la parola vaso e fuoco. “Ti prego non dirmi che ti sei tatuata una frase di Ligabue”. “No, è di Montaigne. E si ti va di leggerla tutta perché non andiamo a casa mia a fare l’amore?”. (Continua)

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