ILARIA 2 di 3

campaniaIlaria la notte sogna. Sempre. Sogna spesso dei tramonti giapponesi, quelli dai grandi raggi la cui luce deforma tutte le cose. Ieri notte, invece, si è sognata mentre guardava un uragano in mare. Lei ferma sulla spiaggia e il finimondo al largo della costa. Il vento portava gocce d’acqua che le finivano dritte sul volto a rigare lunghe lacrime. Poi la furia si placa e dal mare parte un lungo arcobaleno con tutti i colori dei pennarelli Stabilo che cade proprio davanti ai suoi piedi. E nella sabbia un pentola piena di monete d’oro.

All’incontro per il firma copie manca ancora parecchio, eppure sono già una decina le persone decise ad avere un disegno personalizzato dell’autore sul proprio libro. Succede così ogni volta che l’autore esce con un nuovo lavoro, centinaia di appassionati gli si stringono intorno e lui, pazientemente, soddisfa tutti. Questa volta la previsione è che saranno davvero tanti. All’appuntamento su Facebook hanno risposto in centinaia, se venissero tutti si farebbe notte. Ilaria è la prima e decide di organizzare la possibile fila distribuendo bigliettini numerati, come dal panettiere. Tutti accettano e nel giro di mezz’ora siamo arrivati al numero 124. Ma Ilaria è la prima. Oltre alla copia del libro ha intenzione di donare all’autore un pacco delle sue merendine preferite. Non è l’unica che ha avuto l’idea, ma lei è la prima.
la-copertina-del-nuovo-dimentica-il-mio-nome
Nel sogno Ilaria guarda la pentola d’oro e ha un po’ paura di toccarla. L’arcobaleno intanto sta svanendo e il cielo si è fatto terso. Il mare ora è calmo e a parte la piccola chiazza gialla, tutto è azzurro intorno. Le monete d’oro sono lì, a portata di mano. Potrei tornare a fare l’università, pensa. Adesso la retta non sarebbe più un problema. E regalare una casa nuova alla mamma. Anzi, le farei una sorpresa grande e poi starei lì guardare la faccia che fa. A mia sorella le pagherei il master a Londra. Poi, soddisfatta, telefonerei a papà e glielo direi. Magari con tutto quest’oro potrei anche pagare qualcuno che mi trovi il numero di telefono di papà (2 continua)

Annunci

ILARIA 1 di 3

lupin2Ilaria si mangia le unghie, ha un tatuaggio che dal collo sfuma nella schiena e porta i capelli corti e ricci. Gli occhi sono grandi e tondi e ricordano quelli di un personaggio di un film della Disney. Veste di verde. Non è facile indossare quel colore. Si dice che chi si veste di verde, ‘troppo di beltà sua si fida’. Ma non credo sia il suo caso, e in più a lei sta bene. Così come le stanno bene degli orecchini pendenti e tondi, come gli occhi da personaggio Disney.
Ilaria ha un sacco di amici su Facebook, eppure alla presentazione del libro a fumetti è venuta da sola, perché anche Aurora, la sua migliore amica, alla fine le ha dato buca. Ha preso la metro, cambiato a Cadorna ed è scesa a Wagner, proprio di fronte alla grande libreria. Due ore prima dell’incontro.

Fa sempre così, dai tempi del liceo quando per la prima volta andò al concerto dei Green Day. Quella volta con Fausto, Aurora e Lisa arrivando addirittura la sera prima. Era estate, passarono la serata davanti lo stadio con dei sacchi a pelo piazzati in cerchio, bevendo birra, Coca Cola e mangiando patatine fino alla nausea. Di dormire non se ne parlò proprio. E il giorno seguente, proprio di fronte al palco a ricevere secchiate d’acqua nelle ore più calde e, durante il concerto, le gocce di sudore di Billie Joe.
I fumetti ha cominciato a leggerli da piccola, rubandoli alla sorella. Manga sopratutto. Le piacevano Lupin III e Ranma. Le piacevano tanto che i pomeriggi si incollava al televisore e da li non si staccava finché non tornava mamma dal lavoro a riportare le regole in casa. Ha provato anche a disegnarli a un certo punto i fumetti, ma non le venivano bene. A scuola inventò un’eroina dai lunghi capelli neri capace di viaggiare nel tempo. SweetJumper l’aveva chiamata. Aveva scarabocchiato un paio di avventure su un grande album da disegno Pigna, ma tutto finì li (1 continua)

Chiuso dall’interno

buon-appetitoVorrei esplodere al centro di una bomba nucleare o all’idrogeno
e diventare tutto l’opposto di niente,
essere il vento che muove i capelli e i capelli mossi dal vento,
la pioggia che bagna le scarpe e i piedi bagnati dall’acqua che bagna le scarpe,

ma il coraggio finisce qui,
sulle pagine di un quaderno pieno di bugie e chiuso dall’interno.

Al mondo svendo la bandiera bianca
usata di nascosto allego una fotografia di me che vado via.

Chiedo l’abbonamento per il collegamento telepatico
così ti dico tutto e faccio finta di niente,
comunicazione veloce disguidi risolti molto velocemente,
abbandonarti per sempre soltanto pensando a ciò che penso veramente,

ma il coraggio finisce qui,
sulle pagine di un quaderno pieno di bugie e chiuso dall’interno.

Al mondo svendo la bandiera bianca
usata di nascosto allego una fotografia di me che vado via.

Potresti essere un biglietto infilato di nascosto nel cappotto
e io il cappotto appoggiato sul letto,
insomma due cerchietti in mezzo a un foglio a quadretti.

Al mondo svendo la bandiera bianca
usata di nascosto allego una fotografia di me che vado via,
di me che vado via,
di me che vado via.

Le zinne viola del Sironi

sironilocandina

Mi piacciono le mostre di pittura. Mi piacciono come le cose che non capisco del tutto. L’arte non la conosco, non ne conosco la storia, le correnti, le influenze. Ma ne sono attratto, affascinato. Mi appaga il senso estetico. La scorsa settimana l’attenzione è caduta su due belle paginone di Repubblica che presentavano una restrospettiva di Mario Sironi al Vittoriano di Roma. Ligio, mi sono messo a leggere dell’autore e della sua fase simbolista, poi futurista e quindi metafisica. Leggevo e guardavo le riproduzioni di alcuni quadri. Leggevo e intanto la parte dissociata di me partiva per la tangente e si chiedeva se sto Sironi non gli ricordasse qualcosa. Immagini di un uomo al volante, una natura morta, un autoritratto, una donna nuda. La donna nuda… le zinne viola…

sironi

Per me il film più bello di Carlo Verdone è Compagni di scuola. Sì è vero, ci sono scuole di pensiero che dibattono da anni sul primato tra Borotalco, Acqua e sapone e Compagni di scuola, appunto. Ma dal punto di vista narrativo e cinematografico quest’ultimo li batte tutti. Nel film Tony Brando-Christian De Sica è un cantante pieno di debiti e alla riunione con i vecchi compagni è andato solamente per cercare di spillare loro qualche soldo. Durante la serata aggancia Walter Finocchiaro-Angelo Bernabucci, grossolano commerciante di carni all’ingrosso, e cerca di vendergli un Sironi.

E che è sta crosta?

Come cos’è. E’ un Sironi.

Ma c’ha le zinne viola.

Appunto, è un ottimo argomento di conversazione. Tu non sai le serate che mi ha salvato. Tutti a chiedersi: “se ha le zinne viola, di che colore avrà il culo?”

images

Ecco la mia anima divisa in due: quella che va a vedere il Sironi e quella che si metterebbe davanti a due zinne viola aspettando qualcuno per fargli la domanda sul culo. Giusto così, per vedere l’effetto che fa.

Frankenstein Jr., come non l’avete mai visto

Un po’ per scherzo e un bel po’ per davero

Non deve essere stato semplice. Per tanti motivi.
Primo tra tutti, quello di dover affrontare un testo cinematografico. Ma non uno qualunque, bensì Frankenstein Jr. di Mel Brooks, un film che tanti hanno visto e amato. Di più, adorato. Un film che ha finito quasi immediatamente di essere tale per essere assunto alla storia. Un film le cui battute sono state trasformate in tormentoni e i cui personaggi sono diventati dei neo archetipi.

DSC00043
Insomma, un confronto mostro che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Chiunque avesse un po’ di pudore e lucida consapevolezza dei propri limiti. Ma forse questo non è il caso dei nostri che, forti di un inconsapevole e irragionevole coraggio, si sono gettati in questa impresa titanica.
Ma se avessero avuto qualche timore avrebbero mai potuto esistere le opere di registi come Erwin Piscator, Gordon Craig o Max Reinahardt? Alleluia ad azzardi del genere, per il bene del teatro e dell’arte tutta.
La riduzione teatrale del Frankenstein Jr., curata da un AnnaMaria Cusumano ispirata da una fortunata musa metateatrale, è una delle cose più genuinamente divertenti che i teatri off di Pavia abbiano portato in scena da anni e la Nuova Compagnia del Credenzone si eleva a fresca realtà di un teatro boccheggiante da troppo tempo. Un teatro troppo ancorato a vecchi stilemi e incapace di sperimentare. E allora ben venga la commistione di generi che dal teatro espressionista spazia nel musical per debordare nel vaudeville, senza soluzione di continuità finendo per creare un genere totalmente nuovo. Signori, siamo di fronte a una nuova era del teatro e siamo orgogliosi di esserne stati testimoni!

DSC08374
Certo, per sostenere un lavoro del genere non basta solo la mano, l’acume e la gravida ispirazione di Anna Maria Cusumano, perché un progetto del genere, meravigliosa evoluzione del teatro povero di Jerzy Grotowsky, ha bisogno di un lavoro di gruppo. Di un unico cuore pulsante che, come il lavoro del dr. Frankenstein, dia vita alla nuova creatura. Nessuno come Claudio Stefanizzi avrebbe potuto far dimenticare lo scarmigliato nevroticismo di Gene Wilder infondendo al personaggio una reale follia. E nessuno come Lara Vecchio avrebbe potuto mascherare la differenza di età con la Inga del film, caratterizzandola con una simpatia travolgente e una naturale predisposizione alla battuta a doppio senso.
Magnifiche le prove d’attore di Leo, irresistibile Igor, Luca, dolce, colta e umanissima Creatura e Lucrezia, algida Elizabeth capace di sciogliersi morbidamente di fronte all’amore vero.

DSC08421
Ma una parola speciale la vorrei spendere per Giusi Cusumano e Rosa Paglialonga. La prima disegna un’indimenticabile Frau Blucher miscelando caratteri teutonici e ironia alla Tina Pica. La seconda giostra mirabilmente e con l’abilità di un novello Fregoli tra la marzialità di Kemp e la tenera logorrea dell’eremita Abelarda (variazione geniale della regista al testo originale).
Bella e indispensabile la scenografia di Camilla, degna di un Walter Gropius ispirato come non mai.

DSC08579
No, non è stato semplice.
Neanche scrivere tutto ciò.

con tutta l’amicizia