Francesco Piccolo: una bella persona

Il timore più grande quando incontri di persona un autore che ti piace tanto è che questo ti deluda. Sarà la sindrome del libro tradotto in film, ma ogni volta che mi capita di avvicinare scrittori, attori e registi che amo il primo pensiero va alla possibile delusione che ne possa provare. Sono fatto così, capisco possa stupire. Le prime volte capitava anche a me.
Comunque, la scorsa settimana ho incrociato Francesco Piccolo sulla strada per Torino: la sera sarebbe stato ospite al Circolo dei lettori di Casa Einaudi che, a due mesi di distanza, gli avrebbe tributato il giusto riconoscimento per il Premio Strega appena vinto. Di giorno si è fermato da queste parti.
La separazione del maschio mi era piaciuto tantissimo, Piccoli momenti di trascurabile felicità è uno di quei libri che ogni tanto sfogli per ricordarti di essere vivo, e il suo ultimo Il desiderio di essere come TUTTI mi ha regalato emozioni come poche altre volte. Se poi penso al suo lavoro come sceneggiatore di Habemus papam, Il Caimano e Il capitale umano direi che sono pochi gli autori capaci di raccontare la realtà con la giusta dose di fantasia e immaginazione per renderla sempre più vivida e leggibile. Insomma, Piccolo mi piace e tanto. Meglio, gli scritti di Piccolo mi piacciono tanto. E l’uomo? Quello che sta dietro la scrittura? Il creatore di parole?
“La scrittura del libro mi ha impegnato per cinque anni. In mezzo ho tante altre cose, anche importanti, come il cinema e un librettino – racconta Piccolo – Ma a questo lavoro tenevo tantissimo e l’ho curato come nessun altro prima”.
La storia di Il desiderio di essere come TUTTI è la storia della mia e della sua generazione, del nostro Paese e della fine delle nostre illusioni. O, forse, della presa di coscienza che quello che siamo oggi è la somma di quello che ci ha accompagnato in tutti questi anni, del buono e anche del meno buono. E che non c’è motivo di negare o rinnegare ciò che siamo stati (o aver paura di ciò che saremo o potremmo diventare), perché questa è la vita.
Con una leggerezza e un’ironia sottile degne di Calvino, il libro alterna momenti irresistibilmente divertenti (il momento in cui è diventato comunista, il colera e il regalo di San Valentino alla fidanzata extraparlamentare), a momenti di malinconica tenerezza per tutto ciò che non vi è più: dal padre fascista col cuore grande, a Berlinguer comunista dal cuore fragile.
Il desiderio di essere come TUTTI, geniale ed efficace già dal titolo e dalla grafica che riprende la famosa prima pagina de L’Unità il giorno dei funerali di Berlinguer, è anche un piacevole e sorprendente elogio alla superficialità. Dopo decenni di pesantezza ostentata anche la sinistra italiana ha il coraggio di alleggerirsi la coscienza e vivere senza rimpianti presente e futuro. E perché no, anche il proprio passato. Francesco Piccolo ne è il cantore principe di questa benefica superficialità, ma dietro di lui altri hanno capito la lezione costruita con tante meritate sconfitte elettorali. E se oggi forse la sinistra italiana ha in mano le chiavi per cambiare qualcosa in questo paese pietrificato in se stesso, lo deve anche a persone come Piccolo. Una bella persona.

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