Frankenstein Jr., come non l’avete mai visto

Un po’ per scherzo e un bel po’ per davero

Non deve essere stato semplice. Per tanti motivi.
Primo tra tutti, quello di dover affrontare un testo cinematografico. Ma non uno qualunque, bensì Frankenstein Jr. di Mel Brooks, un film che tanti hanno visto e amato. Di più, adorato. Un film che ha finito quasi immediatamente di essere tale per essere assunto alla storia. Un film le cui battute sono state trasformate in tormentoni e i cui personaggi sono diventati dei neo archetipi.

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Insomma, un confronto mostro che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque. Chiunque avesse un po’ di pudore e lucida consapevolezza dei propri limiti. Ma forse questo non è il caso dei nostri che, forti di un inconsapevole e irragionevole coraggio, si sono gettati in questa impresa titanica.
Ma se avessero avuto qualche timore avrebbero mai potuto esistere le opere di registi come Erwin Piscator, Gordon Craig o Max Reinahardt? Alleluia ad azzardi del genere, per il bene del teatro e dell’arte tutta.
La riduzione teatrale del Frankenstein Jr., curata da un AnnaMaria Cusumano ispirata da una fortunata musa metateatrale, è una delle cose più genuinamente divertenti che i teatri off di Pavia abbiano portato in scena da anni e la Nuova Compagnia del Credenzone si eleva a fresca realtà di un teatro boccheggiante da troppo tempo. Un teatro troppo ancorato a vecchi stilemi e incapace di sperimentare. E allora ben venga la commistione di generi che dal teatro espressionista spazia nel musical per debordare nel vaudeville, senza soluzione di continuità finendo per creare un genere totalmente nuovo. Signori, siamo di fronte a una nuova era del teatro e siamo orgogliosi di esserne stati testimoni!

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Certo, per sostenere un lavoro del genere non basta solo la mano, l’acume e la gravida ispirazione di Anna Maria Cusumano, perché un progetto del genere, meravigliosa evoluzione del teatro povero di Jerzy Grotowsky, ha bisogno di un lavoro di gruppo. Di un unico cuore pulsante che, come il lavoro del dr. Frankenstein, dia vita alla nuova creatura. Nessuno come Claudio Stefanizzi avrebbe potuto far dimenticare lo scarmigliato nevroticismo di Gene Wilder infondendo al personaggio una reale follia. E nessuno come Lara Vecchio avrebbe potuto mascherare la differenza di età con la Inga del film, caratterizzandola con una simpatia travolgente e una naturale predisposizione alla battuta a doppio senso.
Magnifiche le prove d’attore di Leo, irresistibile Igor, Luca, dolce, colta e umanissima Creatura e Lucrezia, algida Elizabeth capace di sciogliersi morbidamente di fronte all’amore vero.

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Ma una parola speciale la vorrei spendere per Giusi Cusumano e Rosa Paglialonga. La prima disegna un’indimenticabile Frau Blucher miscelando caratteri teutonici e ironia alla Tina Pica. La seconda giostra mirabilmente e con l’abilità di un novello Fregoli tra la marzialità di Kemp e la tenera logorrea dell’eremita Abelarda (variazione geniale della regista al testo originale).
Bella e indispensabile la scenografia di Camilla, degna di un Walter Gropius ispirato come non mai.

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No, non è stato semplice.
Neanche scrivere tutto ciò.

con tutta l’amicizia

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