ILARIA

imagesIlaria si mangia le unghie, ha un tatuaggio che dal collo sfuma nella schiena e porta i capelli corti e ricci. Gli occhi sono grandi e tondi e ricordano quelli di un personaggio di un film della Disney. Veste di verde. Non è facile indossare quel colore. Si dice che chi si veste di verde, ‘troppo di beltà sua si fida’. Ma non credo sia il suo caso, e in più a lei sta bene. Così come le stanno bene degli orecchini pendenti e tondi, come gli occhi da personaggio Disney.
Ilaria ha un sacco di amici su Facebook, eppure alla presentazione del libro a fumetti è venuta da sola, perché anche Aurora, la sua migliore amica, alla fine le ha dato buca. Ha preso la metro, cambiato a Cadorna ed è scesa a Wagner, proprio di fronte alla grande libreria. Due ore prima dell’incontro.

Fa sempre così, dai tempi del liceo quando per la prima volta andò al concerto dei Green Day. Quella volta con Fausto, Aurora e Lisa arrivando addirittura la sera prima. Era estate, passarono la serata davanti lo stadio con dei sacchi a pelo piazzati in cerchio, bevendo birra, Coca Cola e mangiando patatine fino alla nausea. Di dormire non se ne parlò proprio. E il giorno seguente, proprio di fronte al palco a ricevere secchiate d’acqua nelle ore più calde e, durante il concerto, le gocce di sudore di Billie Joe.
I fumetti ha cominciato a leggerli da piccola, rubandoli alla sorella. Manga sopratutto. Le piacevano Lupin III e Ranma. Le piacevano tanto che i pomeriggi si incollava al televisore e da li non si staccava finché non tornava mamma dal lavoro a riportare le regole in casa. Ha provato anche a disegnarli a un certo punto i fumetti, ma non le venivano bene. A scuola inventò un’eroina dai lunghi capelli neri capace di viaggiare nel tempo. SweetJumper l’aveva chiamata. Aveva scarabocchiato un paio di avventure su un grande album da disegno Pigna, ma tutto finì li.
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Ilaria la notte sogna. Sempre. Sogna spesso dei tramonti giapponesi, quelli dai grandi raggi la cui luce deforma tutte le cose. Ieri notte, invece, si è sognata mentre guardava un uragano in mare. Lei ferma sulla spiaggia e il finimondo al largo della costa. Il vento portava gocce d’acqua che le finivano dritte sul volto a rigare lunghe lacrime. Poi la furia si placa e dal mare parte un lungo arcobaleno con tutti i colori dei pennarelli Stabilo che cade proprio davanti ai suoi piedi. E nella sabbia un pentola piena di monete d’oro.
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All’incontro per il firma copie manca ancora parecchio, eppure sono già una decina le persone decise ad avere un disegno personalizzato dell’autore sul proprio libro. Succede così ogni volta che l’autore esce con un nuovo lavoro, centinaia di appassionati gli si stringono intorno e lui, pazientemente, soddisfa tutti. Questa volta la previsione è che saranno davvero tanti. All’appuntamento su Facebook hanno risposto in centinaia, se venissero tutti si farebbe notte. Ilaria è la prima e decide di organizzare la possibile fila distribuendo bigliettini numerati, come dal panettiere. Tutti accettano e nel giro di mezz’ora siamo arrivati al numero 124. Ma Ilaria è la prima. Oltre alla copia del libro ha intenzione di donare all’autore un pacco delle sue merendine preferite. Non è l’unica che ha avuto l’idea, ma lei è la prima.

Nel sogno Ilaria guarda la pentola d’oro e ha un po’ paura di toccarla. L’arcobaleno intanto sta svanendo e il cielo si è fatto terso. Il mare ora è calmo e a parte la piccola chiazza gialla, tutto è azzurro intorno. Le monete d’oro sono lì, a portata di mano. Potrei tornare a fare l’università, pensa. Adesso la retta non sarebbe più un problema. E regalare una casa nuova alla mamma. Anzi, le farei una sorpresa grande e poi starei lì guardare la faccia che fa. A mia sorella le pagherei il master a Londra. Poi, soddisfatta, telefonerei a papà e glielo direi. Magari con tutto quest’oro potrei anche pagare qualcuno che mi trovi il numero di telefono di papà.
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Il responsabile della casa editrice dice che l’autore arriverà in orario e che è stata proprio una bella pensata quella dei bigliettini. No, non se l’aspettavano proprio tutta questa gente. Lei seduta in prima fila si gongola tutta. Il libro è proprio bello, non che avesse dei dubbi. Ma questo è diverso dagli altri. Più adulto, forse anche più serio. O forse è proprio lei che è più adulta e comincia a leggere le cose con un altro punto di vista. Era già successo quando l’anno prima aveva riletto Vacanze all’isola del gabbiani. Da piccola era rimasta affascinata dal personaggio di Pelle, il piccolino amante della natura e degli animali. Ma la seconda volta che l’aveva letto si era sentita Karin in tutto e per tutto. Solo che lei avrebbe accudito la mamma, non papà Merkel. A dirla tutta, sua madre un po’ gli assomigliava a quel matto di Merkel, solo che lei non scriveva. Disegnava quadri. Lei sì che avrebbe potuto disegnare fumetti, se solo l’avesse voluto. Invece, aveva dovuto mettere da parte la fantasia e i sogni per tirare su due figlie tutta da sola. E la pittura era finita per essere il suo rifugio nelle notti infinite in cui si stufava di girarsi in un letto sempre troppo grande e freddo. Altro che fumetti!

E mentre tutto ciò le passa per la testa, nel sogno l’arcobaleno si scolora portandosi via l’immagine della pentola e lasciando solo un’impronta pesante sulla sabbia bianchissima. Vabbè, che importa, pensa Ilaria, tanto era solo un sogno.

L’autore arriva scortato da una fatina dai capelli turchesi e due uomini in giacca e cravatta. Indossa la maglietta con il volto del suo personaggio e sorride timido. Non si aspettava così tanta gente. Sta diventando famoso e non è ancora pronto a gestire una situazione del genere. Saluta gentile e si siede pronto a disegnare dediche. I post it hanno già raggiunto il numero 237 e il responsabile ha detto che oltre non si può andare, anche perché la libreria a una certa ora deve chiudere. Ilaria stringe la sua copia in mano e si alza per farsela dedicare. Le merendine le ha già appoggiate sul tavolo e l’autore ha scherzato sulla cosa, apprezzando il pensiero.
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‘Ci conosciamo?’, chiede l’autore guardandola negli occhi grandi.
‘Siamo amici su Facebook’, dice sorridendo Ilaria.
‘Anna. Anna di Frozen, ecco chi mi ricordi. Ecco dove ti ha già vista’.
E comincia a disegnare Ilaria che tiene per mano un piccolo pupazzo di neve. Ilaria con gli occhi enormi, tondi, sorridenti.
Ilaria per sempre su un foglio di carta.

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