Dimentica il mio nome

“Un uomo senza un segreto è un uomo senza identità. E l’unica cosa che hai solo tu, sono i tuoi segreti”.

E’ una volpe rossa ferita che, nel buio di un bosco alle porte di Roma, filosofeggia sulla vita e sulla forza dei ricordi, alzando il velo che fino a quel momento aveva coperto gli occhi di Zerocalcare. A fianco della volpe c’è mamma Elisabeth, la mamma chioccia, la mamma di tutte le mamme, il monte Rushmore delle mamme, quella capace di proteggere, ma anche di nascondere insidie. Perché un lato del monte veglia sulla vallata, ma l’altro versante non lo conosciamo. E spesso quello rimane un segreto, per tutti, anche per le persone più vicine.
Quando accade ciò siamo quasi alla fine di Dimentica il mio nome, ultimo straordinario romanzo grafico di Zerocalcare, e se Zero ci ha impiegato più di 200 pagine prima di svelare il grande segreto della storia, non saremo noi dopo poche righe a rovinare tutto. Quindi torniamo all’inizio e cerchiamo di comprendere come si è arrivati in quel bosco.

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La storia parte con la morte di nonna Huguette e con Zero e Secco, l’amico di sempre, insieme nella casa di nonna alla ricerca di un anello da seppellire con lei. Per Zero è l’occasione di cominciare a guardare indietro e cercare di andare alla scoperta di tanti, troppi, lati oscuri della vita della nonna, che fino ad allora non gli erano mai importati, ma ora, di fronte alla fine assoluta e forse ai rimpianti, diventano una parte fondamentale della sua stessa vita.
Adottata da bambina da una ricca famiglia russa, separata dalla sorelle e data in sposa a un ricco misterioso inglese, nonno Crowley, Mamie-Huguette comincia a vivere una vita avventurosa, come neanche un elegante film degli anni Cinquanta avrebbe potuto immaginare. Per arrivare a un certo punto a Roma, meglio a Rebibbia, e li fermarsi con la figlia Elisabeth a crescere un piccolo Calcare. E qui, come in un cerchio piatto, tutto torna all’inizio della ricerca.

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Ma Dimentica il mio nome non è solo questo, è tanto altro. E’ un romanzo di formazione di un giovane uomo di trent’anni, è una dichiarazione d’amore per la madre, è un viaggio dentro se stessi alla ricerca delle proprie origini. E’, come sempre e più di sempre, uno straordinario romanzo di uno dei talenti più fulgidi del fumetto italiano contemporaneo. Un romanzo dove si ride e ci si commuove, tanto che alla fine non capisci più perché stai piangendo.

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2 pensieri su “Dimentica il mio nome

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