American Sniper

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E’ un personaggio ambiguo e stolidamente subdolo il Chris Kyle dell’ultimo Eastwood. Così come ambigua e stolidamente subdola è la guerra, come idea e come atto. Kyle parte per la guerra in Iraq per difendere il suo Paese e seguire gli insegnamenti del padre, che lo spronava a diventare un pastore di gregge. Parte con un’idea collettiva della guerra e finisce per combattere la sua guerra personale: un uno contro uno con il suo omologo iracheno che finirà per mettere a repentaglio la vita dei suo compagni. Quei compagni ai quali aveva sempre giurato di proteggere le spalle e finisce per tradirli sul muso.
Kyle è il cecchino più decorato dell’esercito americano. Nel suo macabro palmares ha più di 150 vittime, tutte uccise per salvare altre vite. Certo, banalizzare la vita a una partita doppia di corpi non è molto elegante, ma nella testa di Kyle questo lo tiene in vita. Anche uccidere un bambino, anche uccidere una donna civile, se questi attentano alla vita di un patriota americano. Ma la guerra è così: ambigua e stolidamente subdola. Capace di cambiarti inesorabilmente, di penetrarti e di non uscirti mai più dalla testa.
Chris Kyle è un trentenne texano che nella vita vorrebbe fare il cow boy e cavalcare puledri imbizzarriti, ma che la natura ha dotato di una mira infallibile che deciderà di mettere a disposizione dei Navy Seal (dei marines più addestrati). Operativo dal 2003, parte per l’Iraq e diventa in sei anni, 1000 giorni e quattro turni una leggenda. Ogni colpo è un bersaglio centrato. Centocinquanta uomini abbattuti dopo, Chris Kyle torna a casa, dalla moglie, dai bambini e dai reduci, ben deciso a continuare il suo ruolo di pastore. Ruolo che gli sarà fatale.
American sniper non aggiunge niente di più di quanto non si sapesse sulla guerra e le sue scorie, eppure lo sguardo di Eastwood, un regista che si è guadagnato l’amore e la devozione assoluta negli anni, non è mai banale. La sua umanità e il suo umanesimo affiorano in ogni sua opera e ogni suo personaggio finisce per diventare una tessera, unica e speciale, di un affresco grande come la vita.

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