Le bugie di Alina 3 di 5

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Vittorio comincia ad essere preoccupato e pensa di telefonare alla polizia. Intanto, nella casa tutti si sono lentamente svegliati e, ignari della cosa, hanno cominciato a scartare pacchetti, a urlare di gioa e ridere. Vittorio prende Gianna per un braccio e le dice la cosa. Subito partono le telefonate all’ospedale cittadino e, successivamente, alla polizia. Ma anche lì nulla. Intanto i bambini si sono accorti della mancanza di Clara e leggono gli occhi preoccupati degli altri due adulti.
La giornata di Natale trascorre negli uffici dei carabinieri a sporgere denuncia, a raccontare ogni dettaglio della sera precedente e a fornire tutte le fotografie più recenti della donna scomparsa.
Clara la trovano due giorni dopo in un bosco appena fuori città. Il volto bianco per il gelo e le labbra blu scuro. Indosso ha solo la vestaglia da notte e ai piedi le Superga bianche che le piacevano tanto. Viene portata subito all’ospedale dove la salvano a stento dall’assideramento. Le salvano il corpo, la mente invece se ne era andata quella notte di Natale. Forse proprio dopo aver spostato l’ultimo pacchetto e messo in ordine le proprie cose.
La vigilia del Natale del 1986 fu l’ultimo che Clara trascorse nella sua casa. Alina al tempo aveva sette anni e quello fu anche l’ultimo anno in cui sentì sua mamma parlare.
Gli anni successivi furono tutti una serie ininterrotta di ricoveri e ospedali, mentre Alina raccontava alle amiche e a scuola che la mamma non poteva partecipare alle riunioni, alle feste e non la veniva a prendere dopo la lezione di danza perché era all’estero a lavorare, o chiusa in un laboratorio a trovare la soluzione contro il cancro o l’alzheimer, o in viaggio per scrivere una guida turistica della Birmania. Io seppi tutto questo solamente al liceo e tre anni dopo che Clara era deceduta in una clinica sul lago Maggiore. Durante tutto quel periodo, nel racconto di Alina, la mamma si era separata da suo padre e si stava ricostruendo una sua vita a Forlì. Almeno questo era ciò che diceva in classe. In casa la vita di Alina era vera e per dieci anni era stata portata avanti da papà Vittorio e dalla zia Gianna che, sola a sua volta, aveva col fratello messo in piedi una nuova famiglia. Anomala quanto si vuole, ma ricca di amore e cura e attenzioni. (3 continua)

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