Le bugie di Alina 4 di 5

“Come al solito parlo solo io – dice Alina – E tu ascolti e basta. Guarda che non funziona così. Allora, la storia con l’avvocatessa australiana continua?”
“Ma va, finito tutto questa estate. Lei dopo lo stage di Milano se ne è tornata al suo paese e dopo qualche mail l’abbiamo fatta sfumare via”.
“Niente storie da raccontare, allora”.
“Niente storie. Almeno che tu non ne voglia sentire una strana quanto basta che mi è capitata sul lavoro”.
“Certo. Più sono strane, più mi piacciono. Tanto strana? Cioè vuoi farmi credere che accadono cose strane anche a voi civilisti?
“Abbastanza strana, diciamo”
“Limoncino?”
“Per me mirto. Così magari sembra anche più bella. Insomma, mi capita in studio Claudio Cova”
Cova l’artista?
“Proprio lui, Cova. Era stato contattato da un network privato che gli ha proposto un contratto in esclusiva per la produzione di tre opere d’arte da mettere all’asta. Sessantamila euro. Soldi facili, anzi facilissimi. Mi racconta che la tecnica che aveva messo a punto gli avrebbe permesso di realizzare non tre, ma trenta opere al mese di quel tipo. Bastava scattare una fotografia a un  qualsiasi soggetto, stamparla come diapositiva e proiettarla su tela. A quel punto ci passava sopra con un pennarello punta fine, quelli da due euro in cartoleria, e da li riversare tutto in uno stampo di plexiglas. L’opera era pronta e finiva sul mercato a non meno di 5 mila euro. Se ci aggiungeva qualche tocco di classe, tipo un neon o il colore, il prezzo lievitava ancora di più.”
Allegra-Agliardi
Ne era passato del tempo da quando Claudio Cova, insieme al suo gruppo d’avanguardia, i Bobtail, tentava di affermare in Italia l’arte moderna. Le loro provocazioni erano ignorate, le opere – veri tentativi di imporre un modo diverso di leggere l’attualità attraverso l’arte – vendute solo tra amici e parenti. Poi il colpo di fortuna. Lui conosce il cantante di un gruppo rock e questi gli chiede di disegnargli la scenografia del loro attesissimo tour estivo. Il logo – un ippogrifo stilizzato cavalcato da una donna – divenne il simbolo di un’estate e la rampa di lancio di Cova.  L’avventura con i Bobtail finì in quel momento e cominciò una più prolifica carriera in solitario. Adesso le sue opere trovavano posto anche a Parigi e New York e La lavandaia, una plastica figura stilizzata, piegata a novanta che, con un gioco di luci a intermittenza, mimava il gesto del lavandare, era diventata il suo segno di riconoscimento. (4 continua)

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