Foxcatcher, una storia americana

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Cos’è una storia americana? Spesso una storia di sogni e rivincite, di quelle che finiscono con un lungo abbraccio e qualche lacrima ben spesa. Altre volte, una storia di violenza, sopraffazione, corruzione, in cui i sogni diventano veri incubi. La storia che ci racconta Miller è di questo secondo tipo. Una storia tragica, senza speranza, che allunga un’ombra fosca sulla moralità e sui valori che fanno da fondamenta al Nuovo Mondo. Il potere necrotico del denaro, quello letale della libera circolazione delle armi, i danni di una famiglia assente (o troppo presente) e il peso delle responsabilità nella società sono solo alcune delle suggestioni che il regista rappresenta in questo quadro triste di amore negato.
Perché in fondo si finisce sempre a parlare d’amore, anche quando i protagonisti sono un eccentrico miliardario e due campioni di lotta libera.
Ispirato a fatti realmente accaduti, Foxcatcher è la storia dell’improbabile e tragico rapporto tra il lottatore medaglia d’oro alle Olimpiadi Mark Schultz e il facoltoso erede John du Pont. Mark, invitato a trasferirsi nella residenza di famiglia per aiutarlo a formare una squadra da allenare in vista dei giochi olimpici di Seul del 1988, coglie al volo l’opportunità, sperando di potersi concentrare sul suo allenamento e di riuscire finalmente ad uscire dall’ombra del suo venerato fratello, Dave. Ma l’impresa del miliardario, con una fortuna costruita sulle armi e con un’aura di nobiltà, che si abbassa a sostenere uno sport povero come la lotta libera è destinato a fallire presto. Perché la ribellione del vecchio rampollo, per uscire da sotto l’ala nera di una madre ingombrante, mostra ben presto la corda. E la farsa vira in tragedia.
Foxcatcher è un film irritante, per le tematiche, per i personaggi rappresentati e anche per l’uso dei lunghi silenzi spiazzanti e pesanti posti lungo tutto il racconto. Ma, malgrado ciò, ha nascosto nelle suo pieghe un fascino ambiguo, perverso, malato. E il senso di disperazione che si respira fin dai primi istanti, così come l’ineluttabilità di un destino  triste  segnato sul volto dei protagonisti non lo fa certo amare. Ma ricordare di sicuro.

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