Vaffanculp 2 di 5

La scorsa settimana, per esempio, il capo mi manda da un cliente a fargli rinnovare la polizza sulla casa. L’uomo vive solo in una grande casa fatiscente alla periferia della città. Una specie di pietra miliare sulla campagna con un’ampia corte disordinata davanti e la facciata con grandi finestre disposte su due livelli. L’intonaco si stava già staccando in diversi punti e dell’edera verde scuro aveva cominciato ad arrampicarsi dal terreno, coprendo tutta la parte destra. Nel cortile due cagnoni ossuti camminavano lentamente, annusando terra, alla ricerca di qualche cosa da mangiare. Quando mi avvicino al cancello per suonare, mi accorgo che al posto del campanello c’è un buco da quale esce un mazzo di fili elettrici colorati.
“Signor Cavani! – grido – Signor Cavani, sono Michele Trovò della Armonia Assicurazioni. Sono qui per la polizza sulla casa”.
I cani, attirati dalla voce, hanno alzato la testa e si stanno dirigendo, sempre lentamente, verso di me. Non hanno uno sguardo preoccupante, ma tu vai a capire che cazzo pensa un cane. E, malgrado il cancello chiuso, ho paura che comincino ad abbaiare e fare cagnara. Che poi sarebbe anche loro diritto.
“Signor Cavani?”, ripeto.
Dietro una delle porte finestre del piano terra vedo la sagoma di una persona scostare leggermente una tenda e guardare fuori.
“Signor Cavani, sono dell’Armonia Assicurazioni. La polizza annuale deve essere rinnovata. Basta solo una firma.”
La finestra si apre leggermente e un omone in canottiera e pantaloni del pigiama si presenta in lontananza.
“Non è vero – dice sputando per terra – Sei quello di Equitalia che è passato ieri. E se non l’hai capita prima che i soldi non te li do, forse lo capisci ora”. E da dietro la schiena fa improvvisamente comparire un fucile a doppia canna puntandolo verso di me. I cani cominciano ad abbaiare, mentre io faccio solo in tempo ad abbassare la testa e sentire un nuvolo di piombini sfiorarmi i capelli.

fucile-pernice-rossa
Cazzo, cazzo, cazzo. Mi ha sparato contro!
I cani agitati dal rumore, abbaiano più forte. Io sono ancora accucciato e tremante.
Cazzo, cazzo, cazzo. Ha sparato davvero!
Dalle fenditure del cancello scorgo il Cavani che viene verso di me, fucile in mano. Cerco di scappare più veloce possibile senza mai alzarmi e cado un paio di volte sulle ginocchia. Faccio qualche metro, mollo i documenti, la penna e le brochure dell’assicurazione a terra e corro più veloce che posso. Solo quando sono lontano, mi volto e vedo l’ormone raccogliere i fogli e leggerli. Nella mano destra il fucile, nella sinistra il contratto. Guarda i fogli e guarda me lontano. Poi raccoglie la biro, firma i fogli, li rigetta a terra e rientra urlando contro i cani per farli smettere di abbaiare. Solo quando lo vedo richiudere la porta finestra e rientrare in casa, torno indietro, prendo i fogli e vado mesto e tremante all’automobile.

(2 continua)

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