Forza maggiore

Turist

L’istantanea che ci restituisce i volti sereni di Tomas, Ebba e dei loro due bei bambini sintetizza la felicità semplice e assoluta di una famiglia. Dalla Svezia sono partiti verso le Alpi francesi per trascorre cinque giorni sulla neve. Il secondo giorno i quattro si trovano seduti al tavolo del terrazzo che si affaccia sulle meravigliose montagne per il pranzo. Lo scoppio di un esplosivo per controllare la caduta di valanghe,  segna invece la deflagrazione della coppia. La valanga è più grande del previsto e pare arrivare addosso ai turisti in terrazza. E’ il terrore, dura solo un attimo, ma è terrore allo stato puro, perché la valanga si ferma molto prima e quello che investe il gruppo di persone è soltanto una nuvola pesante di neve. Un attimo però che cambia la vita, perché Ebba in quel momento pensa soltanto a salvare i due figli, Tomas invece a salvare se stesso. Un attimo che strappa per sempre la bella istantanea sulla felicità.
Forza maggiore di Östlund comincia qui e da qui il regista, come un entomologo dei sentimenti, scava dentro le coscienze dei protagonisti. Ebba non riesce a superare il trauma del comportamento che ha scoperto un nuovo Tomas che forse non avrebbe mai voluto avere al suo fianco. Lo stesso Tomas prova prima a negare l’accaduto, come se lui stesso non credesse al suo comportamento, poi messo davanti all’evidenza dei fatti, non può che crollare e arrendersi alla cruda verità. Nel mezzo i due figli preoccupati soprattuto che quella bella istantanea non scolorisca e li lasci soli con un divorzio da gestire.
Crudele e realista, come solo i registi svedesi sanno essere, Östlund disegna un film perfido e disarmante che, seppure sorretto solamente da un’idea riesce a affascinare fino all’ultima inquadratura. I personaggi, scritti perfettamente, si mettono a nudo di fronte alla cinepresa, come fossero su un set di Bergman, miscelando dramma e commedia amara in un’amalgama perfetta.

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