Il corpo del padre 4 di 4

“Cazzo se sei severo – dice Stefano con uno sguardo che non gli ho mai visto – Ma tu pensi di poter essere migliore? O è solo paura di finire a fare gli stessi sbagli che dici ste minchiate? Sei severo, prima di tutto con te stesso. Stai facendo della prevenzione, ti ho capito.
“Mi siedo un attimo con voi e ve ne porto un’altra? Così mi raccontate cosa vi state dicendo, chiede Claudia sedendosi al tavolo con noi.
Claudia ha i capelli neri e gli occhi chiari. Il naso pronunciato e un sorriso bianco bianco che quando si apre le cambia i lineamenti. Che sono già bellini così, ma quando sorride… . Studia chimica all’Università e la sera serve birre. Venendo qui ogni settimana alla fine non puoi finire a non parlarci. Le settimane precedenti ci ha raccontato di Brescia e di come stava nella sua città, del fidanzato che vede una settimana si e una no e della sua compagna di stanza che si scopa qualunque cosa passi da quelle parti. Noi abbiamo inventato qualche storia interessante, perché dei ricordi come quelli mica ce li abbiamo. L’università l’avevamo qui e da qui non ci siamo spostati, le fidanzate non se vedono da un po’. Di scopare, poi… Insomma, a Claudia abbiamo raccontato del locale del Vince che una volta era li e della storia della Susi, una cameriera che aveva fatto innamorare un po’ tutti, ma che al Vince l’ha proprio mandato fuori di testa. O quella della Kate e di quella volta che siamo andati in Germania prendere delle legnate sulla testa. Storie, insomma. E a Claudia piacciono e se il locale non è pieno si ferma con noi ad ascoltarle.
Birra-Guinness
“Sì “- dice Stefano – “E portane una anche per te. Che ce n’è bisogno.
Il bicchiere della Guinness è un po’ come la bottiglietta della Coca Cola, cioè parte avvantaggiato perché è proprio bello. Bello da vedere e da tenere in mano. Arreda anche, il tavolino del bar con sopra due bicchieri di Guiness è proprio un’altra cosa. Anche con tre, anzi, meglio con tre.
Parto con la storia del cadavere congelato e poi Stefano continua raccontando il mio delirio, almeno così lo presenta a Claudia.
Lei ascolta e beve una mezza pinta d’un fiato.
“Io a mio padre ci ho sputato in faccia”dice – “E i soldi che mi passa per l’Università li prendo solo perché mi spettano come risarcimento. Un giorno ha deciso di non tornare più a casa. Così, senza dire niente è uscito la mattina e non è più tornato. Ha telefonato dopo due giorni alla mamma e le ha detto che lì non ci sarebbe più tornato. Poi ha appeso e non si è fatto più vedere da me e mia sorella fino a tre anni fa, quando si è presentato alla laurea di Gianna. Lei ha pianto, io gli ho sputato addosso. Per me mio padre è morto da un pezzo e il ricordo mi fa ancora più schifo della sua faccia. E di mitico non ci trovo proprio niente.”
Rovescia sul tavolo la mezza scura rimasta, si alza e se ne va.

FINE

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