Mia Madre

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Margherita è una regista cinematografica. La conosciamo mentre è alle prese con la realizzazione del suo ultimo film: un dramma sociale sulla perdita del lavoro, “ma visto anche in un’ottica ottimista”, sostiene lei. Margherita ha una figlia adolescente, un divorzio alle spalle, una nuova relazione alla fine, un sacco di problemi sul set con una stella americana e la madre in fin di vita all’ospedale. Malgrado viva completamente dentro la vita, la donna si sente inadeguata (un po’ come il pontefice di Habemus papam) e, come chiede ai suoi attori di recitare, vorrebbe stare dentro e fuori allo stesso tempo. Ma a volte non si può. O non si deve. Il mondo del cinema e la finzione dei sentimenti, anche se recitati dal migliore degli attori, non saranno mai grandi come quelli realmente vissuti sulla propria pelle. Potranno essere solamente riprodotti, potranno assomigliargli ma mai eguagliarli. Lo capisce Margherita a proprie spese, ma anche la stella hollywoodiana Barry Huggins (un volutamente esuberante Turturro), che il cinema è soltanto una proiezione di emozioni e che ogni dramma, ogni angoscia, ogni paura personale finisce per ridimensionarsi di fronte alla realtà. Così anche il luogo di fuga per antonomasia perde ogni efficacia per lasciare spazio al ricordo: il film personale di ognuno di noi. A volte anche il migliore di tutta una vita.
Mia madre, ultimo lavoro di Nanni Moretti, non è uno dei suoi migliori, ma solo uno dei più sinceri, dei più vissuti. E l’avverbio solo si trova nella frase perché abbiamo scisso l’artista dall’uomo. Le emozioni che hanno guidato il regista questa volta sono state troppo grandi e Moretti non ha sempre saputo dominarle, tanto da far dire al suo alter ego Margherita Buy: “il regista è un coglione al quale date sempre ragione”. Il materiale umano, il coinvolgimento lo hanno confuso tanto da non far prendere al film una direzione retta, ma muoversi con un ritmo sincopato a volte stucchevole. Non mancano dei momenti di ottimo cinema (le metafore sull’inadeguatezza su tutto), ma il senso generale è un pasticcio in cui solo chi vuole veramente bene al regista riuscirà a goderne il meglio.

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2 pensieri su “Mia Madre

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