Youth, la giovinezza

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Non c’è un volto né una singola battuta sbagliati. Non c’è un’inquadratura forzata o una situazione banale. Non un momento si ferma invano, non una lacrima corre inutile. Ogni silenzio ha un significato ben preciso e ogni nota musicale è ben posizionata nella partitura. Il mondo cinematografico di Paolo Sorrentino mi piace perché è fatto di emozioni, siano esse dolori, gioie, sorprese e delusioni. È un mondo spesso ovattato e sospeso dove ogni personaggio appare per quello che è veramente. E, se pensiamo che ci troviamo dentro la finzione pura, direi che è un’affascinate contraddizione in termini.
Con Youth, la giovinezza, Il regista ci porta all’interno di una esclusiva stazione termale svizzera che tra i suoi importanti ospiti accoglie anche Fred, un compositore e direttore d’orchestra in pensione, e Mick, un regista hollywoodiano alle prese con la scrittura di quello che potrebbe essere il suo film testamento. I due sono amici di vecchia data: hanno amori e ricordi in comune e i due figli sposati tra loro. La salutare vacanza sarà il momento per guardarsi alle spalle e sopratutto per progettare il futuro perché, come dice il medico che dimette Fred alla fine del film, “fuori dall’albergo lo attende la giovinezza”.
Sospesi in un tempo cristallizzato tra bagni di fango e saune, i due si vedono sfilare davanti gli occhi storie, personaggi, dolori e amori, che permetteranno loro di trarre le proprie conclusioni. Perché l’albergo è il luogo perfetto dove far scorrere il mondo, senza che uno si sposti dalla propria sedia. Un’immagine metacinematografica di schermo nello schermo dove parole e silenzi vivono in armonia. Un po’ come i due protagonisti: uno abituato a far parlare la musica, l’altro a scrivere storie e far parlare i suoi personaggi. Parole e silenzi che portano in superficie anche vecchi rancori, come quello di Lena, la figlia di Fred; dolori nascosti, come quello di Jimmy, la giovane star cinematografica, o irrimediabili nostalgie, come quella di un Maradona in sovrappeso.
Youth, la giovinezza è una magnifica rappresentazione delle emozioni umane, superbamente leggera e catarticamente ottimista, che segna un altro punto nella carriera di un regista unico per bravura, sensibilità e occhio cinematografico. Un film importante, necessario e come tutti i film di Sorrentino, unico.

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