Taxi Terhan

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Che faccia ha un ladro? Una faccia normale. Come la mia, come la tua. E che faccia avrà un torturatore? Una faccia normale. Avrei voluto vederla la faccia di un ladro e anche quella della persona che mi ha interrogato e picchiato. Anche se era una faccia normale. Forse solo per guardarla negli occhi e capire il perché. Capire perché un regista non possa girare più film nel suo paese, né rilasciare interviste o uscirne per rappresentarlo quel paese. Capire anche che la libertà non deve mai essere data per scontata e coltivata, difesa, protetta per mantenerla tale, proprio come si cura una pianta delicata o un amore.
Taxi Terhan, ultimo film di Jafar Panahi, vincitore del Festival di Berlino, ci porta garbatamente dentro la difficoltà di vivere liberi in un paese sotto regime. Il regista non può più effettivamente girare film in Iran, né parlare di cinema con la stampa, allora si reinventa taxista e porta dentro l’abitacolo della sua vettura le storie che normalmente ne starebbero fuori. I passeggeri che si alternano raccontano spaccati di vita, sentimenti, paure, meschinità, speranze riuscendo così a narrarci un tempo e un luogo. Il borseggiatore a favore della pena di morte si confronta con la maestra illuminata; il venditore abusivo di film stranieri sfrutta gentilmente la presenza del regista per aumentare i suoi affari; la nipote di Panahi, studentessa di cinema, spiega allo zio i canoni scolastici per girare film di regime; un amico gli racconta un’aggressione subita e il disagio di convivere con la propria coscienza. Storie, anime, umori che, in una situazione di normalità potrebbero trasformarsi in altrettanti film, ma che in questo caso formano il poetico mosaico di una storia sola. Unica.
Taxi Terhan è un piccolo grande film che arriva dritto al cuore, lo accarezza e poi lo lascia solo con la speranza di continuare a battere liberamente, senza freni, senza impedimenti. Ma Taxi Terhan è anche una straordinaria testimonianza di come il cinema possa essere più grande (e libero) di ogni impedimento e, come la poesia, possa alzarsi in volo e raggiungere chiunque. Chiunque abbia voglia di ascoltare.

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