Predestination

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Siamo noi i padroni e le vittime del nostro destino. Solo noi. L’affermazione non è certo rivoluzionaria e il cinema e la letteratura l’hanno rappresentata in mille modi. Quello scelto dai gemelli Spierig (Daybreakers, l’ultimo vampiro) è il genere fantastico del viaggio temporale tratto da un racconto breve di Heinlein “Tutti voi zombie”. Allora, ogni volta che un film viaggia nel tempo finisce che qualcosa non torna mai e lo spettatore rimane basito sui titoli di coda a dubitare sulle proprie capacità intellettive e logiche. Se l’approccio è ironico (Time bandits o Ritorno al futuro) il problema si stempera in un sorriso, ma quando l’impianto è serioso, filosofico a tratti, ti senti come un alunno impreparato con la mente vuota che annaspa alla ricerca della risposta per l’insegnante.
Ethan Hawke è un agente di una misteriosa agenzia governativa tesa alla prevenzione del crimine. L’uomo viaggia nel tempo alla ricerca di criminali da fermare, prima che compiano la loro azione criminosa. Il suo ultimo incarico (“hai sommato più ore di viaggio tu che tutti gli altri”, gli dicono) lo portano sulle tracce di un dinamitardo, responsabile di un attentato che negli anni Settanta fece una strage a New York. Spostandosi tra gli anni Quaranta e i Novanta, il nostro si troverà faccia a faccia con un uomo misterioso che in realtà è una donna. John, l’uomo-donna, lavora come ghost writer in una rivista femminile spacciandosi per La madre Nubile, la sensibile confidente di lettrici avide di consigli d’amore. Le vite dell’agente e della Madre Nubile però hanno più punti in contatto di quanti si possa immaginare. E se a questo punto non avete capito nulla di quello che accade nel film, vuol dire che siete pronti per andarlo a vedere.

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Predestination non è un film di fantascienza, ne ha solo l’impianto, in realtà è tanti film in uno. Purtroppo nessuno indimenticabile. Tra azione, dramma e fantascienza, appunto, la storia si sposta da un punto all’altro del tempo confondendo le acque e le sinapsi, ma l’approccio serioso, al limite del contemplativo, rendono il gioco immediatamente stucchevole. E non bastano le ricostruzioni d’ambiente e qualche bella intuizione a farne un bel film. Forse un materiale del genere nelle mani di un Cronenberg o di un Nolan avrebbe potuto avere uno sviluppo più morboso e affascinante, ma i gemelli Spierig sono solamente dei mestieranti senza grandi qualità e il risultato è un film mediocre e ben più lungo degli scarsi cento minuti di durata.

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