Achilli 5 di 6

La sua faccia sarebbe finita in prima pagina. Inevitabile. Il giornale locale non aspettava altro. Avrebbero preso una sua foto durante l’arresto o avrebbero chiesto alla sua famiglia di fornirla loro? Più probabile la prima. Achilli si chiese se si sarebbe coperto il volto in quel momento o se, spavaldo, avrebbe guardato dritto dentro l’obiettivo. No, si sarebbe coperto. Ma così facendo avrebbe messo in evidenza le manette. Poi lo avrebbero spinto in auto, mettendogli una mano sulla testa prima di farlo entrare dalla portiera posteriore. Ma perché i poliziotti mettono sempre le mani sulla testa? Di cosa hanno paura? Che le persone, anche se delinquenti, non siano mai entrate in un’automobile dalla portiera posteriore? Temono che uno possa prendere una testata e possa accusarli di violenza? Come se i poliziotti non avessero mai pestato nessuno… E se lo avessero picchiato? Ma perché poi? Cosa mai avrebbe dovuto confessare? No, pensò Achilli, non avrei preso delle botte, ma la foto sì, quella sarebbe finita sul giornale e sarebbe stata quella dell’arresto. Forse un’alternativa c’era: non farsi arrestare e finire tutto prima.
24 arresto

Se conosceva bene il suo principale, Achilli si sarebbe tolto la vita piuttosto che farsi arrestare. Le fotografie, gli interrogatori, lo scandalo, le preoccupazioni della figlia, il processo, gli avvocati: no non avrebbe retto a una situazione del genere. Non aveva la scorza dura di un tipo come Calessi, un amico di famiglia che per tutta la vita aveva fatto il prestanome offrendosi ai giochi più subdoli. Calessi aveva negato il proprio coinvolgimento in quella storia di appalti gonfiati alla sanità locale e persino quando lo trovarono con una valigia di denaro alla frontiera Svizzera. Lui negava sempre e sfidava a contraddirlo. Suo padre non capiva come una persona poteva convivere sempre con la menzogna. “Per forza poi gli viene l’ulcera – disse una volta a tavola, commentando uno di tanti fatti loschi in cui Calessi si era infilato – E sua moglie? E suo figlio? Ma non ci penserà mai Gianni?”. Suo padre e Gianni Calessi erano amici dai tempi della scuola. Entrambi geometri avevano preso poi due strade diverse, rimanendo sempre amici, però. Suo padre era stato assunto da un ingegnere che lo sfruttava facendogli fare il lavoro che avrebbe dovuto fare lui, Gianni, invece, era stato abile a ribaltare la situazione a suo favore e l’ingegnere che lo aveva assunto aveva finito per diventare il suo galoppino.

(5 continua)

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