Festival del film Locarno 2015: Tikkun 

A Gerusalemme vive una comunità ebraica ortodossa, chiusa al mondo ebraico stesso. Una realtà avviluppata in se stessa dove la conservazione della tradizione pare l’unico obiettivo. Lo studio dei testi sacri, la scuola ortodossa e i riti religiosi scandiscono le giornate di Haim-Aaron, giovane studente di talento, devoto e coscienzioso. Una notte, però, il ragazzo dopo essere scivolato nella vasca da bagno e picchiando forte la testa, tutto cambia. I medici del pronto soccorso tentano di rianimarlo, invano e lo dichiarano morto. Il padre non arrendendosi insiste e riesce a riportarlo in vita. Un atto d’amore estremo che contrasta con il volere divino, il quale ad Haim-Aaron aveva destinato un’altra fine. Ma può l’uomo mettersi contro Dio?     di Avishai Scivan è un film potente, drammatico, rigoroso e commovente. Girato in un bianco e nero elegante, come solo il bianco e nero riesce ad essere in certi casi, ci porta nella testa e nell’anima di una comunità che ha deciso di sacrificare la propria esistenza terrena per una devozione assoluta al trascendente. Un’esistenza ridotta ai minimi termini in cui anche la più piccola contraddizione risulta difficile da accettare o spiegare (“amo Dio che mi ha donato questo corpo, ma odio il mio corpo”, si interroga stremato Haim-Aaron), un’esistenza vissuta come semplice media in mani più grandi. Così che la straziante inevitabile fine arriva come una liberazione benedetta da Dio e dagli uomini. Folgorante.

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