Mission: Impossibile 5

Ci sono storie che sembra nate per poter essere rappresentate milioni di volte senza mai stancare: le avventure di 007, per primo, ma anche i parchi jurassici, le guerre stellare, gli hobbit e naturalmente le missioni impossibili. Storie che nascono magari disegnate su  un attore, ma poi finiscono per entrare nell’immaginario comune e tenere in vita solo il personaggio. Ed è quello che accadrà a Mission: impossibile quando Tom Cruise non potrà essere più un Ethan Hunt credibile e dovrà quindi passare la mano. Ma il prodotto è forte, la base solidissima e le avventure immaginabili infinite.
Questa volta tocca a Christopher McQuarrie tenere la barra, uno che non ha bisogno che gli si insegni a scrivere, visto che poco più che ventenne vinse un Oscar per la sceneggiatura de I soliti sospetti. La strada scelta è quella segnata da De Palma cioè un’alternanza continua tra verità e menzogna che spiazza e sorprende a ogni angolo. Certo, non è che si lasci troppo tempo al pubblico per pensare e discutere le scelte, ma è un po’ come quando uno va a Gardaland e dopo essere stato shakerato sui giochi per una giornata esce e si lamenta che non si sia parlato delle monadi di Leibniz. Mission: impossibile 5 è un po’ così: un po’ gioco, molta azione, altrettanto movimento. E la mente in pensione per un paio di ore abbondanti. Ma che divertimento!

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La missione impossibile numero 5 è contro il  il Sindacato, un’organizzazione criminale di agenti speciali altamente qualificati incaricati di distruggere la IMF e di creare un nuovo ordine mondiale, uno “stato canaglia”, attraverso una serie crescente di attacchi terroristici.
Con la IMF sciolta e inglobata nella CIA, Ethan Hunt e il suo team si dovranno fidare di un’ambigua ex agente britannico Ilsa Faust. E anche per questa situazione vale la legge che non sai a chi e cosa credere.
Mission: Impossible Rogue nation è un prodotto di livello, divertente e intelligente. Scritto e diretto pensando non solo a un pubblico di adolescenti diventa il simbolo di un genere (l’action movie) troppe volte uguale a se stesso. Qui invece riesce a rinnovarsi senza mai dimenticare la tradizione. Grande merito anche al cast con tutti i volti al posto giusto e la bella sorpresa di Rebecca Ferguson, sintesi perfetta tra bellezza classica e adrenalina e quindi simbolo perfetto di un film perfetto.

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