A parte 3 di 4

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Adriana è piccola di statura, ha due seni grandi e accoglienti e un sacco di capelli in testa. Vive a Milano e al mare in vacanza arriva sempre alla fine di giugno. Adriana ha un anno più di me, studia già al liceo e una volta, mentre parlava con gli amici, la sentii dire che le sarebbe piaciuto girare le pagine degli spartiti durante i concerti di musica classica, che adora. Io, Paolo e Riccardo siamo innamorati di Adriana. Ma lei è più grande e anche se frequenta la stessa compagnia ci guarda attraverso, senza vederci veramente mai. Paolo, che vive a Milano come lei, ci ha raccontato che durante l’inverno l’ha incontrata mentre faceva la fila per entrare al cinema Apollo. Lei gli era davanti in coda e quando arrivò vicino alla porta d’ingresso appoggiò le labbra al vetro freddo lasciandone l’impronta. “Io ci ho appoggiato le labbra sopra – ci raccontò Paolo – E’ stato come limonare”. Io sapevo cosa significava limonare, perché l’estate precedente l’avevo fatto in montagna con Marina e non stetti a questionare. Mi sembrava già una cosa enorme aver diviso le labbra su un vetro con Adriana, che il coinvolgimento della lingua rappresentava solamente un valore aggiunto.
Passiamo un’intera estate a fantasticare su di lei, ma è solo dall’anno seguente che Adriana finalmente comincia a vederci. Sarà che durante l’inverno siamo cresciuti, abbiamo cambiato la voce abbassandola di un tono e l’allenamento di canottaggio ha allargato un po’ le spalle a me e Riccardo. Sarà che durante l’inverno mi sono messo con una mia compagna di classe e che prima di partire per le vacanze ci siamo promessi amore eterno e devozione stolida, ma qualcosa è cambiato. Io sono il primo ad accorgermene perché Adriana un pomeriggio mi chiede se voglio accompagnarla a un concerto di musica classica. Poteva andarmi peggio solo se mi avesse chiesto di portarla al circo, ma ad Adriana non si dice di no a niente. Almeno.

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Siamo seduti uno accanto l’altra. Io profumo di deodorante Bac al tabacco dolce, lei di borotalco e vaniglia. I capelli sono vaporosi e più ricci del solito. Ha un vestitino rosso stile Nicolette Larson che tiene comodo il seno grande al riparo dagli sguardi. In spiaggia indossa sempre un due pezzi striminzito che non si capisca come non permette ai capezzoli di affacciarsi occhieggiando, ma la sera si copre pudica lasciando lavorare la memoria di quelli che la conoscono.
Il concerto è Il sogno d’amore di Liszt e la sala è quella in cui di solito proiettano i film parrocchiali, ma arredata con l’orchestra fa tutto un altro effetto. Anche gli sguardi seri delle persone sedute rendono la situazione più autorevole. Adriana è contenta e io sono contento che lei lo sia. Il concerto comincia e mentalmente lei gira le pagine degli sparititi. Glielo sussurro in un orecchio e lei mi guarda in tralice stupita. “Te lo ricordavi”, dice piano. E da quel momento ogni tanto smette di guardare il palco e volta lo sguardo su di me.
Stiamo camminando sul lungomare e lei non mi chiede se mi è piaciuto, probabilmente lo da per scontato, mi chiede solo se andrò a vederne altri quando tornerò dal mare. “Sì, probabilmente ci porterò anche Simona, la mia ragazza”, rispondo. E Adriana si scosta andando un po’ più lontano da me.

(3- continua)

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