La felicità è un sistema complesso

LFEUSC-e1445421017178-700x430

Sono passati più di sette anni dal suo ultimo film, Non pensarci, e Zanasi ritorna a raccontare una situazione analoga alla precedente, cambiandone solo le sfumature. Ne La felicità è un sistema complesso Enrico Giusti lavora per una società che amministra un fondo d’investimenti europeo ed è bravo nel suo mestiere. Anzi, il più bravo (“anche se in realtà sono solo io a farlo e quindi non è che ci siano dei paragoni”, ammette). Il suo compito è quello di convincere smidollati eredi di imprese a mollare il colpo e l’intera proprietà. Lui li conosce, se li fa amici e poi li convince a non fare il mestiere del padre. Enrico però non è contento: non ha una famiglia e gli unici amici sono quelli che si crea per lavoro. Amicizie a tempo, pronte a scadere più velocemente del latte. Un giorno però cambia tutto: il fratello ha mollato la ragazza con la quale stava (un’israeliana che per lui ha lasciato il suo paese) e gliela piazza in casa, scappando vigliaccamente. Inoltre, il nuovo caso da affrontare riguarda due ragazzini rimasti orfani e eredi di un impero economico del quale non capiscono nulla. O forse no e capiscono che le persone che gli stanno intorno non sono tutte disinteressate. Compreso quell’Enrico, che sembra tanto amico e comprensivo, insomma uno di cui ci si potrebbe fidare. Enrico, tra due fuochi (l’israeliana e i due ragazzini), si trova così per la prima volta veramente nudo di fronte alle proprie contraddizioni. E allora non gli resta che calare quella maschera che lo infastidiva e cominciare a vivere davvero.
È bello il nuovo film di Zanasi, La felicità è un sistema complesso, divertente e amaro come spesso la vita di tutti noi. Valerio Mastandrea è irresistibile, la giovane israeliana Hadas Yaron dolcissima, Battiston come sempre perfetto, la scrittura brillante e surreale eppure c’è qualcosa che non funziona fino alla fine. Come se il film avesse il fiato corto e non avesse le forze per mantenere lo stesso ritmo dell’inizio. La storia, perfetta e lineare, comincia a un tratto a diventare confusa, come se il sangue non irrorasse bene il cervello e finisse per appannare lo sguardo. La critica al mondo del lavoro, si mescola, come il precedente Non pensarci, al peso della famiglia: genitori ingombranti – nella loro presenza o assenza – che finiscono per complicare le vite dei figli. E quando si mettono sul piatto due argomenti così grossi, inevitabilmente qualcuno scontenti. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...