Quel fantastico peggior anno della mia vita

I miracoli accadono e spesso nei luoghi dove meno te lo aspetti. Anche se, a dire il vero, dipende da miracolo a miracolo. Questo per esempio è avvenuto nello Utah, a Park City, durante l’ultimo Sundance Film Festival, quindi non aspettatevi madonne lacrimose o costati sanguinanti, ma il miracolo del cinema capace di rinnovarsi rinascendo dalle proprie ceneri. Quel fantastico peggior anno della mia vita lì è stato presentato per la prima volta e premiato, dal pubblico e dalla critica, perché quando un film arriva dritto al cuore non c’è cervello che possa tenere a freno le emozioni. E questo di Alfonso Gomez-Rejon è un treno diretto che non ha intenzione di passare per le vie laterali: mira il cuore al centro e poi i nervi e i canali lacrimali. Perché un film che parla di gioventù, di sogni, di amicizia, di amore e di morte è come una chitarra con le sue corde sensibili belle in vista, pronta a essere suonata. E il regista è uno dalle dita abili, uno che per anni ha suonato per altri e poi quando ha deciso di uscire allo scoperto lo ha fatto con la sicurezza del talento cristallino. Gomez-Rejon conosce il cinema, i suoi idiomi ma soprattuto lo ama, respirandolo ogni momento e vivendolo con tutti i suoi sensi. Il risultato è un film bellissimo, emozionante, divertente, spiazzante, cinico e romantico. Un film importante per un paio di buoni motivi: perché ci ricorda che l’America è ancora capace di inventare cinema e che non dobbiamo temere il futuro, perché finché sarà in mano a giovani e alla loro fantasia, tutto sembrerà se non più facile, almeno più bello.

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Greg è all’ultimo anno di liceo. Ha la passione per il cinema, ha Earl, un amico dai tempi dell’asilo, una fantasia brillante e un cinismo spiazzante. Ma tutto questo lo tiene ben nascosto: l’importante per Greg è finire la scuola rimanendo invisibile per schivare tutte le crudeli banalità delle High School che la letteratura cinematografica e televisiva ci hanno insegnato in questi anni. Un giorno però la vita vera entra, senza bussare, nella sua esistenza: Rachel, la figlia di amici di famiglia e sua compagna di liceo sempre ignorata, è stata colpita dalla leucemia. La madre di Greg gli chiede di starle accanto e di sostenerla con la sua presenza. Di esserle amico, insomma. Amicizia su commissione, un po’ come quei matrimoni combinati che di solito non funzionano, ma che a volte sorprendono. E quella che nasce tra Greg e Rachel, fossimo in un film convenzionale, sarebbe la classica storia d’amore, mentre qui diviene la fantastica peggior storia d’amore, con la più imprevedibile dichiarazione d’amore che si ricordi al cinema dai tempi di Elizabethtown di Cameron Crowe (io, la telefonata infinita tra Orlando Bloom e Kirsten Dunst la rivedrei mille e mille volte). E consigliarvi a questo punto di andare a vedere sia un film che l’altro è addirittura scontato. Ma tant’è.

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2 pensieri su “Quel fantastico peggior anno della mia vita

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