Quo vado

No, non è un fuoco di paglia. No, non è un fenomeno televisivo approdato al cinema. No, non è un comico da una stagione e via. No, Luca Medici-Checco Zalone non è niente di ciò. Non è nulla di ciò che avevamo temuto fosse. Zalone è un attore da commedia, un mattatore si sarebbe detto una volta. Un attore da ascrivere alla schiera dei Totò, dei Sordi, dei Verdone e dei Troisi, quelli il cui nome sui manifesti è più grande del titolo del film. E Gennaro Nunziante è uno sceneggiatore (e regista, non dimentichiamolo) al pari di un Age e Scarpelli, di un Sonego. Insomma, la commedia all’italiana può dire a ragione e al quarto film del comico di avere un nuovo grande interprete. E un futuro.
In Quo vado Checco è un figlio dell’Italia democristiana, quella che per anni ha assunto impiegati pubblici per contrastare l’avanzata del comunismo. La stessa Italia che ha deformato il concetto di stato sociale creando il mostro di stato assistenziale. Guadagnato il posto fisso in Provincia, un ufficio a una pedalata dal portone di casa, Checco vive il suo stato benedetto di protetto delle istituzioni, finché un giorno non arriva la riforma della Pubblica Amministrazione e, con l’abolizione delle Provincie, lui deve essere trasferito. Ma se gli altri impiegati cedono alle lusinghe di una buonuscita Checco no, lui il posto fisso non lo cede. Anche a costo di essere trasferito al Polo Nord. Lontano da casa, senza protezioni Checco ha due possibilità: crescere o soccombere. E Checco crescerà, anche se in un angolo remoto della sua (in)coscienza le ceneri del nostro Paese continuano a bruciare.

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Quo vado è una commedia divertente, ben scritta e recitata da un gruppo di autori (Medici e Nunziante, appunto) e attori di talento: Sonia Bergamasco, la tenace funzionaria pubblica, Eleonora Giovanardi, la donna capace di cambiare Checco e poi Maurizio Micheli, Ludovica Modugno e Lino Banfi. Ma Quo vado è prima di tutto un film, con un suo corpo finito e una testa pensante. “Fossimo stati in una commedia degli anni Sessanta – ha detto Zalone alla presentazione stampa – avremmo finito il film qualche attimo prima, lasciando un po’ di amaro in bocca. Invece, abbiamo preferito lanciare un messaggio di speranza e sorridere fino alla fine”.
La nuova commedia all’italiana comincia da questo finale.

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