L’uomo di Gebelein 4 di 5

Lo chiamano Ginger per via dei capelli stopposi rossi che ancora gli escono dal cranio dopo più di cinquemila anni. Lo trovarono nel deserto del Gebelein, in Egitto, agli inizi del secolo e ancora oggi è la mummia più antica mai ritrovata. La più antica tra le mummie naturali. L’uomo di Gebelein era una persona qualunque, un giovane mercante, forse, che mentre attraversava il deserto venne sorpreso da una tempesta di sabbia. Si riparò tra i massi, si addormentò e non si risvegliò mai più. Non che avesse delle aspettative di vita  e neppure grandi obiettivi, se non quelli di un giovane popolano del 3500 prima di Cristo. Ma morire così proprio non se lo aspettava. Il suo corpo venne ritrovato dagli archeologi nel 1900 nella stessa posizione in cui si era addormentato per sempre: rannicchiato su se stesso e con le mani sotto una guancia a fargli da cuscino. Venne spostato dal suo deserto e portato a dormire al British Museum di Londra dentro una teca trasparente e sotto gli occhi di migliaia di visitatori ogni giorno.

Bm-ginger
“Mi credi adesso?”, disse la piccola.
Un uomo qualunque, morto per caso, diventato suo malgrado un protagonista. Non aveva mai creduto che dopo la morte ci potesse essere qualcos’altro. Non credeva negli aldilà di alcuna specie. Pensava alla morte piuttosto come una tregua. Ci aveva pensato durante il periodo in cui era stato in carcere, prima di allora mai.
“Non parli più?”.
“Noi uomini pecora non parliamo: beliamo. Beeeeh, a cosa vorresti giocare?”
“Ma non sei un bambino. Ti piace giocare?”
“Vuoi venire a brucare con me? Andiamo la in fondo, dietro quegli alberi. Mi hanno detto che c’è dell’erba buonissima, verde, verde. E vicino un fontanella con l’acqua che sa di gazzosa”.
La bambina si guardò i piedini, poi voltò lo sguardo a cercare la tata che, di schiena continuava a parlare fitta con l’amica.
“Mangi anche i bruchi?”
“Noooo, i bruchi sono miei amici. Solo l’erba. E solo quella verde. E tu?”
“No io mangio le carote. A me le cose verdi non piacciono”
“Sai fare il verso della carota? E’ un verso segreto. Non so se posso dirtelo, poi tu vai a spifferarlo a Carmen”.
“Non faccio la spia, io”, disse la bambina indossando uno sguardo duro che l’uomo proprio non si aspettava.
“Allora andiamo. Ci nascondiamo dietro quella siepe e t’insegno il verso della carota così, mentre io bruco, magari qualche carotina arriva e mangi anche tu”.

(4 continua)

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