L’uomo di Gebelein 5 di 5

Un fioco sole estivo filtrava tra le foglie di un vecchio ippocastano proiettando sul selciato ombre frastagliate. Quella dell’uomo col cappello sembrava davvero il profilo di una pecora, quella della bambina la faceva apparire più grande di quanto non fosse. Bastò che i due facessero pochi passi e la luce già cambiava, facendo svanire l’ombra della piccola e ingigantendo quella dell’uomo. Quando i due arrivarono vicino al grande cespuglio entrambe le ombre erano scomparse, cancellate da una nuvola grigia che per un attimo andò a coprire il sole.
“Non ci vede nessuno qui”, disse piano la bambina.
“Non ci deve vedere nessuno, altrimenti non riusciamo a fare la merenda di erbetta e carote”, rispose altrettanto piano l’uomo.
I due si erano accucciati a terra e messi quatto zampe. L’erba era morbida, pensò l’uomo. Sarebbe bello stendersi e dormire, magari per sempre come quell’uomo preistorico. Soli dentro se stessi.
“Allora? Non bruchi?”, disse la bambina alzando appena la voce.
“No, prima ti insegno il verso della carota. Allora, dammi le manine. Ecco. Mettile così, come se stessi dicendo le preghierine la sera. Lasciale solo un poco staccate in mezzo e appoggiaci le labbra.”
“Così?”
“Perfetto. Adesso soffia dentro e comincia a fare crocrocrocro
“Crocrocrocrocorcorcor”
Dalla tasca l’uomo leva delle caramelle arancioni e le lascia cadere davanti la bambina senza farsi vedere.
“Crocrocrocrocrocro”
“Brava! Ci sei riuscita! Sono arrivate le carotine”
La bambina guarda a terra e poi alza lo sguardo sull’uomo. Lo stesso sguardo serio di un attimo prima.
“Le hai messe tu”
“Ma va… Io stavo brucando, come avrei fatto…”
Sospettosa, la bambina prende una caramella in mano e comincia a scartarla. L’annusa e poi la mette delicatamente in bocca.
“Buona! E’ veramente una carota!”

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Il sole li sorprende mentre la bambina sugge la caramella gustandosela e l’uomo si è messo a sedere e un sorriso gli è tornato a illuminare il volto, allontanando per un attimo l’ombra buia che da tempo gli aveva spento lo sguardo.
“Dai, su – dice l’uomo – E’ ora di tornare da Carmen, altrimenti finisce che si preoccupa”
La bambina si alza e esce dal cespuglio correndo verso la ragazza.
“Carmen, Carmen… Ho delle carote dolci… Me le ha date l’uomo pecora”
La ragazza si gira, vede la bambina sorridente correrle incontro e sente di nuovo tornare a battere il cuore che, per un attimo alle parole della bambina, si era fermato di fronte al pericolo che velocemente le era balenato in testa.
“Io e l’uomo pecora siamo andati alla fontana di gazzosa e poi ho fatto il verso della carota crocrocrocrocrocro e le carote sono arrivate e poi volevo brucare ma era troppo tardi. E’ vero uomo pecora?”, dice la bambina di fretta girandosi indietro senza trovare nessuno.
Carmen guarda oltre la bambina e prega Gesù e tutti i santi che hanno fatto il miracolo, mentre una lacrima le si forma all’angolo dell’occhio destro.

E’ notte fonda quando l’uomo decide di tornare in albergo. Ha camminato a lungo scegliendo le vie meno battute e cercando di evitare le compagnie chiassose che siedono nelle piazzette tirando tardi. Ha camminato sul lungomare deserto vedendo chiudere le gelaterie e si è fermato a guardare lo scuro del mare di notte. Ha respirato forte l’aria, poi quando l’aria ha cominciato a diventare più fresca si è calcato il cappello in testa e ha deciso di tornare.
Apre piano la porta della stanza per non svegliare la ragazza che dorme. Nella stanza i vestiti sono  piegati ordinatamente e un profumo dolce si mescola con quello alcolico del respiro pesante della donna. Si ferma in mezzo alla stanza a guardare la scena. A cercare di capire se c’entra qualcosa con tutto ciò. Poi si volta, apre la finestra e si getta giù.

FINE

OMAGGIO A SALINGER

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