The Pills. Sempre meglio che lavorare

Non tutte le generazioni hanno la fortuna di avere un proprio Ecce Bombo, il film generazionale di Nanni Moretti. La mia, per esempio, ha saltato il turno e ereditato quello della precedente. Era giusto che quella dei trentenni di oggi – una generazione sfortunata e bistrattata già di suo – potesse avere il proprio manifesto e goderne negli anni a seguire. I The Pills sono un fenomeno. Del web, vero, ma un fenomeno. Hanno il talento, hanno la follia, hanno il senso del cinema ma hanno anche l’amarezza e il cinismo sufficienti per diventare a giusto titolo i cantori di un’epoca. Sempre che qualcuno ne senta il bisogno. Se il fumetto ha trovato in Zerocalcare il proprio riferimento generazionale, il cinema (ma anche il web e la televisione, visto che viviamo in un’epoca liquida) ha nei tre ragazzi romani non dei modelli ai quali ispirarsi, ma degli amici che ti facciano sentire meno solo e inadeguato. Perché purtroppo (o per fortuna) la condivisione della propria vita non è solo una questione di social, ma una condizione necessaria per non finire dritti stesi sul lettino dello psicanalista. Questa è veramente la prima generazione che dovrà affrontare una serie di porte chiuse e per non fare la fine della mosca contro il vetro dovrà inventarsi un mondo nuovo. Perché, ammettiamolo, quello lasciato loro in eredità fa schifo.

The-Pills
Luca, Luigi e Matteo si conoscono da sempre: sono cresciuti – fisicamente – insieme e ora vivono insieme tentando di galleggiare sulla vita e sulle cose. Quando li conosciamo i tre stanno attraversando un momento che potrebbe segnare il passaggio definitivo allo stadio successivo. Luigi vive una crisi di regressione nell’adolescenza e vorrebbe ripartire dall’occupazione del liceo; Matteo subisce la crisi del padre – nessuno è innocente in questi anni ingrati – diviso tra la scoperta dei social e la fuga a Berlino dove “qualcosa m’inventerò”. Luca invece dei tre è quello più a rischio: subisce il fascino del lato oscuro del lavoro e, una volta caduto nel baratro, potrà uscirne solo grazie agli amici.
The Pills. Sempre meglio che lavorare è un film intelligente, scoordinato e slegato a tratti, ma capace di nascondere dietro la risata e l’assurdo una nota amara che diviene la cifra stilistica di tutto il lavoro. La nostalgia di un passato recente, ma inesorabilmente perso, e la diffidenza verso un futuro che altri hanno deciso per loro spiazza e disorienta i protagonisti, finendo per far sentire inadeguati (e forse anche un po’ colpevoli) tutti quelli che a questa generazione non appartengono.

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