La terza sigaretta 1 di 2

Era la terza sigaretta che Andrea si fumava quella mattina. Anzi, la seconda e mezza perché una l’aveva interrotta a metà per rispondere al telefonino lasciandola finire al vecchio marocchino che stazionava come ogni giorno nella via. La mattina il vecchio si posizionava di fronte al mini market con le sue cianfrusaglie disposte ordinatamente su un telone cerato, il pomeriggio si spostava di qualche metro vicino al tabaccaio, sperando di spigolare qualche euro dei pochi vinti alle slot machine. Il negozio di pompe funebri dove Andrea lavorava era adiacente la tabaccheria e spesso quando usciva a respirare un po’ d’aria e guardare il passaggio, si trovava a dividere lo spazio col vecchio marocchino. Sapeva che si chiamava Sahid, che aveva più o meno settant’anni e che in Italia ci era arrivato perché la figlia aveva avuto bisogno del suo aiuto. Poi lei un giorno se ne era andata a Trieste a lavorare e lui era rimasto in Piemonte ad aspettare di morire. Non che gli avesse detto proprio così, ma Andrea non si era immaginato che il vecchio potesse avere altri programmi a lunga scadenza.

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Quel giorno era arrivato per primo al negozio. Aveva alzato la saracinesca e scoperto la scritta Sola Andata. Ogni volta che leggeva l’insegna gli prendeva una cosa allo stomaco che non sapeva descrivere: un misto di rabbia e delusione per suo padre che pensava di essere spiritoso e che spesso finiva per essere patetico. La scritta che sarebbe andata a decorare la vetrina del negozio l’aveva annunciata a tutta la famiglia una sera a cena con le lacrime agli occhi per il divertimento. All’inizio quasi non riusciva neppure a dire il nome senza scoppiare a ridere. Si batteva forte la mano su una gamba e tentava di pronunciare il nome. Tra sputi di cibo e un paio di bicchieri andati di traverso, il nome venne presentato. Nello sconcerto di tutta la famiglia. Già la scelta di chiudere il negozio di orologi per aprirne uno di onoranze funebri aveva fatto scuotere la testa più volte a sua moglie, quando poi annunciò il nome e la decisione di offrire funerali low cost il gelo scese pesante. Ma l’uomo non se ne accorse o non se ne curò. E nel giro di poche settimane era pronto a inaugurare la prima agenzia di pompe funebri a basso prezzo Sola Andata. Erano passati due anni dall’apertura e l’agenzia funzionava bene. Anzi, benissimo: il nome piaceva, i prezzi popolari ancora di più. I funerali alla Sola Andata costavano mediamente la metà, bastava risparmiare sul materiale, i fiori e il personale e il gioco era fatto. Il cliente poteva scegliere solamente tra tre tipi di cassa, per i fiori ci doveva pensare da solo e il feretro sarebbe stato trasportato da una sola persona addetta a spingere un lungo carrello in acciaio lucente. L’addetto al trasporto era lui, Andrea, il figlio, che a lavorare col padre ci era finito perché dopo la laurea in filosofia non aveva trovato di meglio di un po’ di ripetizioni private e qualche lavoro stagionale nei ristoranti. Quando suo padre gli chiese di aiutarlo ad avviare l’attività, pensò che qualche soldo in più in tasca gli avrebbero fatto comodo e che comunque quel lavoro non sarebbe durato che qualche mese. La mattina in cui spense la terza sigaretta coincideva esattamente con il diciottesimo mese di lavoro in agenzia.

(1 continua)

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