La terza sigaretta 2 di 2

Guadagnava circa duemila euro al mese, la mattina cominciava a lavorare intorno alle dieci e continuava fino alle sei di sera, al più tardi. Condizione abbastanza comoda da fargli dimenticare che aveva studiato da filosofo e che aveva scritto una tesi sull’aporia della condizione umana. Solo i primi tempi tentava continuamente di darsi delle giustificazioni alla scelta fatta, poi decise di applicare Kierkegaard al dolore dei familiari che si trovava di fronte e le cose gli parvero perlomeno accettabili. Sì, c’era sempre la convivenza col padre e il suo umorismo demenziale, ma dopo un po’ smise di sentire anche quello, come un rumore di fondo che finisce con l’appiattirsi attimo dopo attimo.
Negli ultimi tempi però al padre gli era presa un’altra mania: aveva letto un articolo su un ricercatore americano e il suo esperimento delle “patatine soniche” e aveva cominciato a collegare ogni sapore di cibo ai colori dei piatti di portata o delle confezioni. La prima volta gli aveva messo due pocket coffee su due piattini diversi, uno rosso e uno nero, sostenendo che quello sul piattino rosso fosse più dolce. Lui li aveva assaggiati e effettivamente quello sul piatto rosso gli pareva più dolce, ma non glielo disse. Così, per ripicca. Una sorta di rivincita meschina nei confronti di chi lo aveva costretto a tradire le sue aspirazioni per qualche soldo in tasca. Ma anche in questo caso non se ne curò continuando a proporre i suoi esperimenti anche ai clienti. Non aveva umorismo, ma il senso degli affari non gli mancava, perché anche con quel gioco pseudoscientifico riusciva a far dimenticare dove si trovassero, anche solo per un momento.

ferrero pocket coffeejpeg

“Sahid, prova queste sigarette del pacchetto rosso: sono più dolci di quelle del pacchetto blu?”, chiese l’uomo al marocchino. Il vecchio pescò una sigaretta e guardò con curiosità l’uomo.
“Dici davvero?”
“È un esperimento. Ma non dirmi la risposta, tienila per te.  Io faccio sempre così con mio padre”
Il vecchio ringraziò e si mosse lentamente verso il suo banchetto improvvisato scuotendo lentamente la testa.

FINE

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