Truth: il prezzo della verità

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Solo quando la realtà saprà prendere la giusta distanza di anni, la Storia potrà dirci se l’amministrazione Bush jr. sia stata una delle peggiori mai conosciute dagli Stati Uniti. Dal crollo delle torri gemelle, alla guerra in Iraq fino allo scandalo Enron, Bush è stato il metronomo di un declino generale, tanto nella politica quanto nei diritti umani. Era il 2004 quando la Cbs con lo storico anchorman Dan Rather e il programma 60 minutes continuava a mantenere alta la bandiera del giornalismo, inchiodando Bush e l’esercito per i maltrattamenti ai prigionieri a Guantanamo. L’inchiesta, realizzata dalla storica collaboratrice di Rather, Mary Mapes, non si sarebbe fermata li, perché sulla figura di Bush pendeva un’altra accusa: quella di aver approfittato della sua situazione familiare privilegiata per evitare all’epoca di partire per il Vietnam. Accusa gravissima per quello che allora era il comandate in capo dell’esercito più grande del mondo. Incrociando documenti ufficiali e testimonianze di militari in pensione, il gruppo della Cbs arriva a accusare il presidente, pronto a essere riconfermato per altri quattro anni. Ma, una volta mandato in onda il servizio, un nuovo nemico è pronto a rimescolare le carte e a insinuare il dubbio che il castello di prove documentali sia tutto falso: internet. La politica si appropria della Rete infilandosi tra le maglie smontando pezzo dopo pezzo l’inchiesta, tanto da far dubitare che quella che è stata rappresentata sia la verità. Altro che quinto potere: il vecchio primo potere fa sentire il suo peso specifico e Mapes e Rather, messi con le spalle al muro dalla Cbs e dalla commissione interna, finiranno per pagare il prezzo più alto. Perché questo è il prezzo della verità. Per il suo esordio alla regia con Truth: il prezzo della verità James Vanderbilt, sceneggiatore di successo (Zodiac e Amazing Spiderman 2), sceglie un plot classico – il giornalismo d’inchiesta stile Tutti gli uomini del Presidente e il fresco vincitore dell’Oscar Il caso Spotlight – poggiandosi sulle interpretazioni rassicuranti di due attori d’eccezione: Cate Blanchett e Robert Redford. Tra situazioni già viste e sviluppi prevedibili, il regista riesce comunque a sorprendere mettendo in scena un cambiamento epocale, quello che segna il sorpasso del web sulla televisione. E facendo sembrare il 2004 ormai lontano secoli dall’oggi.

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