Desconocido, resa dei conti

Ci sono generi che è difficile affrontare senza scontrarsi con la tradizione. Ad esempio, se pensi di girare un action movie, tutto inseguimenti e nervi tesi, o sei un americano che questo genere lo ha nel dna e un budget faraonico a disposizione, oppure rischi per passare sempre per il parente povero. Dani de la Torre per il suo esordio nel lungometraggio mira alto e sceglie proprio questo genere cinematografico, mettendo in scena il topos del pazzo che, per vendetta, solleva un pericoloso polverone solo per coprire un torto subito o per nascondere altri interessi. Un po’ come accade in Speed o nel primo Die Hard, per intenderci.

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RODAJE DE EL DESCONOCIDO DE VACA FILMS ELVIRA MINGUEZ LUIS TOSAR DANI DE LA TORRE

Vittima della macchinazione in questione è Carlos, funzionario di banca specialista in equilibrismi finanziari e nel piazzamento di titoli tossici, che una mattina mentre accompagna i figli a scuola riceve una telefonata da un numero sconosciuto. Dall’altra parte una voce gli annuncia che si trovano seduti su una bomba e che se penseranno solo di alzarsi dai loro posti esploderanno. Per salvarsi Carlos dovrà svuotare il proprio controcorrente e quello della moglie, oltre a un bonus di qualche centinaio di migliaia di euro, e trasferirlo su un conto prestabilito. La minaccia parrebbe assurda se un collega di banca non avesse ricevuto la stessa telefonata e, non credendoci, sia saltato in aria. Per Carlos e i figli comincia così una drammatica corsa per la città stretto tra due fuochi: il ricattatore da una parte e la polizia dall’altra, che tenta di fermarlo pensando che sia lui il dinamitardo pazzo.
Desconocido, resa dei conti è un film debole perché strutturato su una sola idea che dovrebbe sorreggere l’intero architrave filmico, ma che invece fatica a procedere nei cambi di ritmo. Perché se il film funziona quando corre a mille all’ora, non appena si ferma a prendere fiato si affloscia su se stesso. I personaggi di contorno (compreso il ricattatore, forse uno dei cattivi più insulsi mai visti al cinema) sono impalpabili, ma l’intera vicenda è scritta con un’approssimazione dilettantesca. Ma è il destino di film come questi: o ti doti di effetti speciali che ti inchiodano alla sedia e non ti fanno pensare alla scemenza che stai vedendo, altrimenti il cervello va. E allora sono guai.

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