Le confessioni

Roberto Salus è un monaco certosino, riservato e rigoroso. Insieme a una celebre scrittrice di libri per l’infanzia e a un cantante rock, viene invitato a presenziare a un summit di capi di stato riunitisi attorno al direttore del Fondo monetario internazionale, Daniel Roche. L’uomo, in occasione del suo compleanno, ha aperto la delicatissima riunione anche a degli osservatori esterni per dimostrare che chiunque può prendere parte alle decisioni che riguardano i destini del mondo. In realtà a Roche di tutti gli invitati  interessa solamente Salus, perché a lui si vuole aprire e confessare quello che non è mai riuscito a dire prima di ora. Lo convoca nella sua stanza e con lui discorre tutta la notte, poi il mattino seguente viene trovato morto suicida. La tragedia viene però tenuta segreta, perché i ministri vogliono prima capire se Roche durante la notte non abbia svelato al monaco il segreto che la riunione avrebbe dovuto ratificare: una decisone economica draconiana che, in nome del rigore, potrebbe portare alla rovina più di un Paese mondiale.

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Comincia così un’indagine stile Friedrich Dürrenmatt (Il giudice e il suo boia) in cui colpevoli e innocenti finiscono per sovrapporsi in un’unica immagine virata al grigio.
Dopo aver rappresentato le debolezze e le contraddizioni della politica italiana odierna con Viva la libertà, Roberto Andò con Le confessioni torna a parlarci di uomini e potere mantenendo lo schema del precedente: la storia raccontata attraverso gli occhi puri di un testimone involontario. Se nel primo film era il fratello gemello filosofo e idealista di un politico opportunista, qui il regista sceglie il silenzio e la serenità di un monaco che, puro e libero, si aggira tra corrotti e scaltri per esaltarne le debolezze. Toni Servillo, come sempre perfetto, è l’interprete ideale di un personaggio che, pur non esprimendo giudizi, fa affiorare tutte le contraddizioni di una politica (economica, in questo caso) che sta allontanandosi pericolosamente sempre più dai reali bisogni.
Bello e inteso, anche se non originalissimo, Le confessioni è un film che cresce inesorabilmente dentro lo spettatore, un po’ come l’austera e morbida figura del monaco Salus.

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