Al di là delle montagne

La lingua del cinema tra le tante è quella che preferisco. E quando incontro un regista che riesce a innovarla o, almeno, a renderla più viva di quanto già non sia, la meraviglia è ancora più grande. Jia Zhang-Ke, già premiato a Venezia con Still Life, è un autore vero, uno di quelli che un suo linguaggio lo ha saputo scegliere, inventare anche, e con quello parlare direttamente al cuore degli spettatori. Questo suo ultimo Al di là delle montagne, presentato lo scorso anno a Cannes, è uno straordinario melodramma politico capace di fondere atmosfere, umori, immaginazione e attualità in un corpo solo arrivando a realizzare una vera opera d’arte.

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Siamo in Cina a Fenyang (città natale del regista e scenario naturale di tutte le sue storie) alla vigilia del nuovo secolo. La giovane Tao si trova a dover scegliere tra il corteggiamento di Zhang, capitalista rampante, e Lianzi, impiegato in miniera e, alla fine, come la Cina sceglierà l’effimero sogno dell’Ovest, gettando Lianzi nello sconforto. Passano quindici anni. Tao ha avuto un figlio da Zhang, battezzato simbolicamente Dollar, ma nel frattempo ha anche divorziato e si è vista sottrarre il figlio. Lianzi, che nel frattempo era scappato dalla città e si era sposato a sua volta, è costretto a tornare quando scoprirà di essere malato di tumore perchè, al di là delle montagne, le cure mediche sono scarse. La malattia gli permetterà di rivedere Tao, la quale potrà forse riparare l’errore commesso anni prima. Trascorrono altri 15 anni e nel 2025 conosciamo Dollar studente in Australia, la terra dove il padre si è rifugiato per fuggire alla giustizia del suo Paese. Il giovane è a un bivio e, come afferma, potrebbe affrontare qualsiasi cosa, forse anche un ritorno in Patria per ritrovare quella madre di cui ha un ricordo sbiadito. Nel frattempo Tao è rimasta sola a Fenyang, legata alle tradizioni e ai ricordi dolci di quegli anni in cui tutto era ancora aperto e in cui anche lei avrebbe potuto affrontare qualsiasi cosa, ballando con gioia le note di Go West dei Pet Shop Boys.
Diviso in tre capitoli illuminati diversamente (il primo anche racchiuso in un formato più stretto) Al di là delle montagne è un trionfo di generi cinematografici (il melodramma, il documentario, la metafora politica) narrato in modo sublime da un autore delicato e potente come pochi. Un autore capace di creare immagini vivide e di fartele correre sulla pelle.

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