Segreti di famiglia-Louder than bombs

A volte un’assenza può essere più viva di qualsiasi presenza, così come un silenzio può fare più rumore dello scoppio di una bomba. La famiglia di Isabelle, premiata fotografa di guerra, ha sempre vissuto più con l’idea della madre che con la sua persona. Sempre in viaggio per reportage, Isabelle ha costruito un rapporto, col marito e i due figli, fatto di pezzi mancanti che solo alla sua morte potranno essere riempiti. La famiglia di Isabelle la conosciamo appunto tre anni dopo la morte della donna, quando Jonah, il figlio maggiore e padre da pochi giorni, torna a casa per riordinare il materiale fotografico della madre, in vista dell’organizzazione di una grande retrospettiva del suo lavoro. Per quell’occasione Richard, compagno di Isabelle nei tanti viaggi e giornalista, vorrebbe scrivere un articolo sulla vita della donna, ricostruendo l’incidente automobilistico che ne ha causato la morte e cercando di comprendere le ragioni di quello che a tutti gli effetti fu un suicidio. Gene, il marito, e Jonah conoscevano già la verità, ma Conrad, il figlio più piccolo, ne è ancora all’oscuro. Sarà compito del padre trovare il modo di dirlo al figlio: compito non semplice, visto che i due faticano a parlarsi normalmente divisi da un classico conflitto adolescenziale. Certo, a complicare le cose ci si mette anche il fatto che Gene, insegnante liceale, ha cominciato a frequentare l’insegnante di lettere del figlio, e che Jonah, scartabellando tra le fotografie della madre ha scoperto qualche tassello imbarazzante. Tassello che mette in crisi il giovane e la sua idea di famiglia.

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Segreti di famiglia (Louder Then bombs), terzo lungometraggio del norvegese Joachim Trier (Reprise e Oslo, 31 August), presentato recentemente al Festival di Cannes, è un film fondamentalmente confuso perché continua a cambiare il fuoco sulla questione spiazzando lo spettatore. È un film su una donna di successo, ma anche sulla famiglia e su un padre e i suoi figli con i loro problemi. È’ un film per Isabelle Huppert, di cui Trier è innamorato, ma come biasimarlo. È un film che parte da un punto e, quasi inconsapevolmente, si ritrova da un’altra parte dopo aver fatto più volute di un falco. Il tema della famiglia costruita sui ruoli canonici ribaltati, anche se non originale, poteva essere interessante, ma il regista spreca l’occasione, prima perdendosi nella bellezza senza tempo della sua interprete, poi nei rivoli della narrazione e infine in un compiacimento estetico fine solo a se stesso.

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