Io

 

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Io
non sono nato
Per creare
Qualcosa di nuovo.
Una musica,
Un pensiero,
Neanche una come te
Che
A detta di tutti
Sarebbe pure semplice.
Io
Sono nato
Per lasciare
un’ombra,
contorno scuro
senza dettagli,
pronto a svanire
alla fine del giorno.

 

statoprecario

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Occhi bassi

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Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai
E hai pianto per un film
E hai chiuso da poco
Con chi non tha capita e forse non ti capir mai
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai
Uh uh uh uh uh uh uh
Occhi bassi, pelle di neve
Dentro ai piedi che tesoro hai?
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai
Dice che ha le gambe corte
Non ha preso da sua madre
Suo padre chi lo vede, suo padre
Quando finir la scuola poche cose da imparare
Alcune le hai già viste, alcune da provare:
Ehi, ehi baby molto sex
Coca cola, testa vuota, vuota come la decidi tu
Io nuovo gioco, fuoco, ciao, rockn roll
La parola chiave la decidi tu
Ehi, ehi baby molto sex
Coca cola, testa vuota, vuota come la decidi tu
Io nuovo fuoco, gioco, ciao, rockn roll
La parola chiave la decidi tu
Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai
E hai pianto per un film
E hai chiuso da poco
Con chi non tha capita e forse non ti capir mai
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai

 

occhi bassi

Nessuno mi troverà

Quello di Ettore Majorana non è solo uno dei tanti misteri della storia. Se ci si ferma alla cronaca allora la vicenda del fisico siciliano può diventare appassionante come un giallo a sfondo storico, ma la sua scomparsa è prima di tutto un simbolo: di un’epoca, del rapporto tra la teoria e la realtà e forse anche della natura umana. Quando Leonardo Sciascia nel 1975 scrisse il famoso romanzo La scomparsa di Majorana aveva ben presente il carattere simbolico della vicenda e la scelse per rappresentare la sua idea di mondo e di giustizia. Trasformando di fatto Majorana in mito. Quarant’anni dopo (con la parentesi del film di Gianni Amelio, I ragazzi di via Panisperna del 1989) Egidio Eronico torna a indagare su Majorana con il bel documentario Nessuno mi troverà non tanto per cercare di risolvere la questione, quanto per raccontare ancora una volta una storia che da più di ottant’anni vive una sua vita carsica. nessuno-mi-trovera

Il 25 marzo del 1938 scompariva a soli 31 anni senza lasciare traccia e spiegazioni Ettore Majorana, forse il più grande fisico teorico italiano del Novecento, allievo di Enrico Fermi e, insieme a Werner Heisenberg, teorico della struttura delle particelle elementari. Majorana sparisce lasciando un paio di lettere e la promessa che comunque nessuno l’avrebbe più trovato. Potrebbe essersi suicidato, oppure rapito da potenze straniere, o anche fuggito volontariamente all’estero (in Germania? A Buenos Aires?) e, perché no, ritiratosi in un convento. Mistero. Di cosa sia stato del fisico non si sa più nulla.
Egidio Eronico (Stesso sangue) amalgamando testimonianze con immagini di repertorio e da graphic novel, tesse una storia classica ma appassionante come la contraddittoria storia di quegli anni, capace di far convivere il genio con la crudeltà e di rappresentare la vita e la morte nella loro forma elementare. Nessuno mi troverà avvince come un mistery, intriga come un’inchiesta giornalistica e commuove come tutte le storie che ci ricordano quanto sia debole l’uomo. Anche il più grande di tutti.

La macchinazione

Non so se sia il nostro Paese a non riuscire a liberarsi dei propri fantasmi, oppure siano proprio loro a voler stazionare pesanti sopra di noi e tornare ciclicamente. Vero è che casi come quello di Pasolini sono qualcosa che va al di là della semplice cronaca, per diventare specchio di un’epoca e simbolo di un’Italia lontana nel tempo ma sempre uguale a se stessa; però da lì a spingere un regista a realizzare l’ennesimo film sulla sua fine misteriosa ne passa. David Grieco ha lavorato con Pasolini, lo ha conosciuto e respirato e quando ti trovi a vivere l’arte con un gigante del genere qualcosa ti cambia dentro. La macchinazione diventa quindi l’omaggio dovuto che un allievo dedica al suo maestro, alla sua memoria e alla verità, ma purtroppo non aggiunge una sola riga di novità a quello che quel tragico omicidio ci ha insegnato. Che Pasolini fosse un simbolo da abbattere è risaputo, che i servizi segreti, le logge massoniche, la politica e la mafia avessero ordito una trama tanto macchinosa, quanto palesemente fasulla per eliminarlo lo abbiamo letto e visto mille volte. Che dentro il suo libro incompiuto Petrolio ci sarebbero potuti entrare segreti che avrebbero riscritto la storia dell’Italia degli anni Settanta non è una novità, così come è risaputo che la vita privata e quella pubblica di Pasolini fossero una sola magnifica rappresentazione della complessità dei sentimenti umani. Tutto già visto, tutto già sentito, tutto già conosciuto e, purtroppo, neppure presentato in una forma migliore di tante altre. Ranieri_Sardelli-1024x576

Perché forse è questo il limite maggiore del lavoro di Grieco: che alla indubbia passione per l’uomo e la storia non sia seguito un risultato all’altezza del coinvolgimento. La macchinazione è un film banale nella sua composizione artistica perché è più preoccupato a ricostruire l’atmosfera estetica di un’epoca che a trasmetterne i contrasti. Ed è anche un film confuso, perché continuamente ondivago tra indagine giornalistica e pettegolezzo intellettuale. A migliorare non lo aiutano certo gli attori: con Massimo Ranieri tutto concentrato ad assomigliare solo fisicamente a Pasolini e Libero De Rienzo a recitare sempre e solo se stesso.

Tempo

tempo-di-cambiare

Quando gli anni saranno caligine
e il tempo clessidra
Allora
Ricorda
Se riderai
Se le labbra si screpoleranno
ancora
Se sposterai i capelli
lunghi
dietro l’orecchio
Sarà perché
avrai una bocca da baciare
e un orecchio da accarezzare.
Ricorda
la paura
degli anni orientali
spezzati,
la rabbia antica
livida
Ricorda
e schiudi
quelle fessure
di nero metallo
in un grato sguardo
d’amore

 

 

statoprecario

La vita davanti a sè

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Quando è risalita non aveva più paura e nemmeno io, perché è contagiosa. Abbiamo dormito il sonno del giusto uno vicino all’altra.Ci ho riflettuto sopra un bel po’ e credo che il signor Hamil abbia torto quando dice così. Io credo che sono gli ingiusti quelli che dormono meglio, perché se ne fregano, mentre i giusti non possono chiudere occhio e si fanno il sangue marcio per tutto. Se no non sarebbero giusti.