The girl with all the gifts

Il futuro del mondo ha il volto delicato di Melanie, la sua gentilezza, la sua educazione, la sua determinazione ma anche la sua fame di carne umana. Melanie è una hungrie, la nuova razza che si sta diffondendo sulla Terra dopo che un fungo spongiforme si è impadronito del cervello degli uomini trasformandoli in zombie. Nata da una madre affetta dal morbo, come altri bambini mutanti Melanie è cresciuta in una cella e studiata dalla dottoressa Caldwell, la scienziata che potrebbe trovare il vaccino per salvare l’umanità. Ma gli studi sui nuovi mutanti passano anche attraverso gli insegnamenti di Miss Justineau, l’insegnante che ogni giorno lavora con il gruppo. Gruppo sempre più sottile, visto che gli studi della Caldwell prevedono il sacrificio dei ragazzini per sintetizzare il vaccino. Melanie è speciale, più di tutti gli altri, e sia la Caldwell che la Justineu se ne accorgono, così quando la base dove gli umani sono rifugiati cade sotto l’attacco degli hungrie, sarà la preziosa presenza di Melanie a mantenere vive le speranze di salvezza.
  
The girl with all the gifts è un’onesta variazione sul tema zombie movie, con un buon ritmo, qualche buona idea e gli attori con le facce giuste (la giovane Sennia Nanua su tutti). La storia non brilla certo per originalità, ma visti i tempi, non è difficile leggerla come una metafora dei nostri giorni: un’umanità divisa da barriere incapace di vedere gli altri come esseri umani. Gli hungrie come Melanie sono un’evoluzione della razza. Se il fungo nella prima generazione aveva atrofizzato i cervelli, nella seconda evolve il cervello trasformandoli in geni. A questo punto, come insegna Io sono leggenda, il mondo non può che essere loro. Mike Carey, autore del romanzo omonimo (pubblicato in Italia dalla Newton Compton con il titolo La ragazza che sapeva troppo), ha adattato molto bene il proprio racconto dandogli i tempi e le sfumature distopiche giuste a trasformare una storia apparentemente ordinaria in una avventura catartica.

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