Suspiria

Scrivere qualcosa di nuovo su un film che da quasi quarant’anni fa parlare di se, non solo è inutile ma anche impossibile. Così facciamo che, per una volta, giochiamo lo stesso gioco e fingiamo di essere ancora nel 1977 e di avere la fortuna di vedere sul grande schermo un film psichedelico, delirante e innovativo con in sala lo stesso regista, pronto a raccontare aneddoti e rispondere alle curiosità. E il gioco è venuto bene perché Dario Argento (presidente della giuria dei Cineasti del Presente alla 69esima edizione del Festival del Film Locarno) era effettivamente in sala a rivedersi Suspiria e a rabbrividire col pubblico.La storia è semplice, al limite del banale: una giovane ballerina americana, Suzy Banner, si reca a Friburgo per frequentare i corsi di una prestigiosa accademia di danza. Ma dalla sera del suo arrivo alla fine del film per Suzy sarà solamente una discesa nella follia, contornata da una serie di morti misteriose. Suspiria fu il film che seguì il grande successo di Profondo Rosso e segnò il cambio di rotta del regista: se fino a quel momento tutti i sui film (tranne lo storico-politico Le cinque giornate) erano stati caratterizzati da una trama fondamentalmente gialla, con Suspiria inizia il periodo ancora più sperimentale del precedente in cui la storia viene sacrificata alle immagini, ai suoni e alle emozioni.

  
La fotografia dai colori esasperati, la musica importante e la violenza esaltata nei dettagli formano gli elementi essenziali di un quadro dove tanti differenti correnti artistiche si mescolano creando un genere completamente nuovo. “Quando ho scritto il film – ha raccontato Dario Argento – pensavo a delle bambine come protagoniste. Poi i produttori mi dissero che non si poteva fare, così ho alzato le età delle protagoniste ma le ho fatte recitare come se fossero bambine. Anche gli ambienti sono pensati per i bambini: se guardate le maniglie delle porte sono ad altezza inferiore del normale. Nella mia testa erano bambine e così sono rimaste”.

Suspiria è un film di donne. Gli unici uomini che hanno un minimo di ruolo all’interno sono Flavio Bucci, il pianista cieco, e Miguel Bosè, il ballerino omosessuale: tutto intorno solo donne. “È stato bello dirigere così tante donne – ha detto ancora il regista romano – Nel mio cinema spesso mi sono trovato a lavorare con loro e, di conseguenza ne ho ammazzate tante. Non me pento e devo dire che mi è anche piaciuto ucciderle. A dire il vero, anche a loro è piaciuto essere ammazzate sullo schermo da me. Non a tutte: Jennifer Connelly, la protagonista di Opera, con la quale avevano litigato tanto sul set, non ne poteva più a avrebbe voluto scappare. In una scena era legata imbavagliata a una sedia e sarebbe dovuta essere ferita da delle forbici. Come sempre la scena la provavo io prima degli attori e quando mi avvicinai minaccioso con le forbici, lei quasi svenne dalla paura”. Come recitava un annuncio di un vecchio programma Rai presentando proprio Suspiria: “genitori, mettete a letto i bambini: arriva Dario Argento”.   

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...