La rabbia gentile di Ken Loach

Ha l’aria gentile dell’uomo mite Ken Loach. Il tono della voce pacato. Lo sguardo arguto, il sorriso dolce e sorpreso quando gli arrivano gli inevitabili complimenti per il suo ultimo film Io, Daniel Blake. Eppure, ogni sua parola detta ha la stessa consistenza della pietra che quando ti piove addosso fa male.La storia del film è quella di un anziano carpentiere e delle sue drammatiche vicissitudini con la burocrazia britannica. “La realtà che descrivo non è difficile trovarla in Inghilterra – ha detto il regista in conferenza stampa di presentazione del film a Locarno – Ogni settimana ci sono centinaia di famiglie che fanno fatica a trovare da mangiare. E, se mangiano, non hanno i soldi per accendere il riscaldamento. Questo non è accettabile, eppure noi facciamo finita che non esista. La burocrazia inglese è quella descritta da Kafka: ovunque si vada si trova un ostacolo. Se sei malato devi telefonare per cercare lavoro e per telefonare bisogna avere il cellulare e ogni chiamata costa. Uno è senza lavoro e quindi senza soldi e deve spendere soldi per trovare lavoro. Una trappola che lo stato sa di usare. E i più colpiti sono i disabili. A loro viene tolto il denaro. Questo non viene mai detto dai media”. Anche a questo servono i film di Ken Loach: a far emergere una realtà che spesso finisce tra le pieghe dell’indifferenza e degli egoismi personali. 

  La lotta di Daniel Blake è la lotta dell’uomo contro uno stato che ha smesso di essere sociale per trasformarsi in un mostro senza altro scopo se non il profitto. “L’idea che ci fosse un bene comune e che tutti potessimo lavorare per questo era un’idea che ha accompagnato la generazione del dopoguerra. Lo stato sociale nacque su questo e la politica si basava su quello. Poi arrivò il disastro Thatcher e il bene comune venne sostituito dalla cupidigia. Lo stato è un assassino, con i miei film spero di convincere chi non la pensa così”.

Io, Daniel Blake malgrado il finale amaro porta con se un messaggio di speranza. “La speranza è nella rabbia. Prima vi è la tristezza, ma successivamente deve essere la rabbia a prevalere. Una rabbia costruttiva a creare un movimento per cambiare la situazione. Dobbiamo associarci per creare un Europa diversa della gente, non uscire dall’Europa. La tecnologia in questo caso ci è amica e ci permette di farlo. Possiamo cambiare il sistema economico. La speranza è nei giovani e, infatti, la maggiorparte ha votato per rimanere in Europa. Forse quelli che sono sopra i sessant’anni non dovrebbero più votare”, chiosa sornione Ken Loach.

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